Dentro le “resistenze ucraine”: conflitti di classe, coscienza popolare e spazi di critica al governo Zelensky

In vista del dibattito di lunedì 4 luglio a Sherwood Festival «Solidarity from below against the war” – il supporto internazionale del sindacalismo di base alle reti autorganizzate ucraine» abbiamo tradotto questa intervista di Tempest ad Alona Liasheva e Denys Pilash sulla resistenza ucraina, sullo stato attuale della guerra, sulle dinamiche della lotta di classe e della coscienza popolare, e su quale sia il compito della sinistra internazionale nel costruire una rete di solidarietà con l’Ucraina.

Alona Liasheva è una sociologa, ricercatrice di economia politica urbana, e lavora al Centro di Ricerca per gli Studi dell’Est Europa a Brema. È coeditrice di “Commons:Journal for Social Criticism” e membro del gruppo socialista ucraino “Sotsialnyi Rukh”. Denys Pilash è un attivista e dottore in scienze politiche all’Università Nazionale di Kiev. Fa parte del gruppo socialista ucraino “Sotsialnyi Rukh” ed è membro della redazione di “Commons: Journal for Social Criticism”.

T: La resistenza ucraina ha impedito all’invasione russa di conquistare Kiev, segnando una grande vittoria. La Russia si è ritirata e ora sta cercando di prendere il Donbass e stabilire un ponte con la Crimea, che è stata annessa nel 2014. Come è la guerra al momento? Com’è la condizione delle persone nei territori conquistati dalla Russia? Qual è l’equilibrio attuale e la traiettoria del combattimento?

D: Penso che la percezione più diffusa ritenga che la guerra sia completamente cambiata dopo che la battaglia per la difesa di Kiev e Kharkiv è stata vinta. Ma è un’idea sbagliata. Continuiamo a dover fronteggiare regolarmente attacchi aerei in tutto il paese, compresa a Kiev, Kharkiv e Leopoli, anche se la maggior parte della battaglia si è spostata in Donbass.

La popolazione deve affrontare bombardamenti mortali, missili, e attacchi aerei. Alcune grandi città come Mariupol sono state completamente distrutte, e lo stesso destino è toccato a città e paesi più piccoli. L’entità della distruzione è difficile da quantificare: centinaia di scuole e ospedali sono stati danneggiati o distrutti.

Ogni giorno riceviamo notizie di uccisioni di un gran numero di civili, soldati ucraini e volontari delle Forze Territoriali di Difesa. Quindi, anche se il focus della guerra si è spostato in Donbass, la natura della guerra non è cambiata. È rimasta una lotta per l’autodeterminazionecontro l’aggressione imperialista russa.

Le condizioni dei territori occupati si stanno deteriorando; il modello usato in questi luoghi è quello già adoperato nelle cosiddette Repubbliche Popolari di Lugansk e Donetsk (territori che la Russia controlla da otto anni). I signori russi hanno imposto regole autocratiche in questa parte del Donbass, assoggettandolo alla loro economia, stabilendo un nuovo sistema educativo, e obbligando tutti gli uomini sopra i diciotto anni al servizio militare per poi usarli come carne da cannone in guerra.

Sin dal principio c’è stata una resistenza all’occupazione praticamente ovunque. Vi sono state molte proteste pacifiche che sono state violentemente disperse e represse. Anche adesso le persone continuano a resistere, come l’esempio più recente dei vigili del fuoco in Enerhodar, la città d’Europa con la più grande centrale nucleare, le cui proteste, come molte altre, sono state represse.

L’opposizione all’occupazione è stata così forte che i russi non sono nemmeno riusciti trovare qualche collaborazionista da mettere a capo delle loro autorità locali, instaurate nei territori invasi.

Alla fine, per riuscire a comandare hanno dovuto ripiegare su qualche vecchio politico corrotto e qualche cospirazionista di scarsa importanza.

In generale la popolazione, compresi coloro che parlano la lingua russa, che sono la maggior parte della popolazione nei territori occupati, è riluttante nel collaborare. Non è d’accordo con la distruzione in atto nelle loro città, con i soldati che pattugliano le strade e nel vedere i loro diritti calpestati.

A: Ho seguito da vicino le condizioni dei territori occupati. Sono riuscita a contattare persone che vivono in quei luoghi nonostante le interruzioni dei servizi telefonici e di internet. Tutti descrivono una situazione terribile. Alcuni posti sono completamente distrutti come Mariupol. Altri sono gravemente danneggiati come Kherson ma sono più o meno stabili.

La crisi umanitaria è grave. In alcuni posti non c’è accesso all’acqua potabile. In altri vi è carenza di medicinali necessari come l’insulina e gli antidolorifici. Uno dei problemi più diffusi è la mancanza di alimenti per i bambini intolleranti al lattosio, e così le madri devono scegliere se far morire i loro figli di fame o creare loro gravi problemi di salute allattandoli.

Le condizioni economiche sono terribili. I prezzi dei beni primari e necessari, come il cibo, sono schizzati alle stelle. Il costo delle patate e della pasta ha raggiunto livelli inverosimili. E questo discorso vale anche per le aree agricole dell’Ucraina: è uno shock per una nazione considerata ai più alti livelli nella produzione agricola.

La pressione ideologica sulle persone che vivono nei territori occupati è enorme. Una volta che sono stati privati della connessione internet verso il resto del mondo, possono sentire solo la propaganda russa che ripete loro che nessuno li può salvare, che Kiev è stata conquistata e che l’Ucraina è sotto il controllo di Mosca.

La condizione delle donne nei territori occupati è altrettanto terribile. Abbiamo sentito tantissime storie di stupri. Alcune di queste sono come quelle che si sono sentite da Bucha, dove le truppe russe hanno usato lo stupro come arma di guerra e di conquista.

Altra testimonianza diffusa è quella che le donne sono “invitate” dall’armata russa a partecipare alle loro feste e ad avere rapporti sessuali. Anche se le donne possono acconsentire, non è certo una libera scelta, ma una imposizione su di loro da parte di uomini armati.

Le istituzioni come gli ospedali e le scuole in qualche modo sembrano continuare a funzionare nelle zone che non sono state distrutte. Ma operano in condizioni molto difficili con risorse insufficienti e senza medicine per le cure di base. Le istituzioni educative continuano il loro lavoro agli ordini delle amministrazioni incaricate dai russi. Hanno dovuto cambiare ed insegnare in lingua russa e secondo i programmi russi. Se gli insegnanti si rifiutano, e ce ne sono, sono licenziati per insubordinazione.

Poche persone appoggiano quello che la Russia sta facendo, anche quelli che simpatizzavano con loro prima dello scoppio della guerra. Chi potrebbe giustificare le bombe che distruggono la tua casa e uccidono i tuoi familiari ed i tuoi amici? Chi può sostenere un’occupazione militare?

C’è molta resistenza nei territori occupati, ma la Russia opera una repressione brutale: l’Esercito russo rapisce attivisti e anche sindaci, li butta in prigione, e a volte li tortura. Una diffusa forma di tortura è quella di sparare alle caviglie delle persone così non possono partecipare alla resistenza o arruolarsi con l’esercito ucraino per liberare il territorio.

Nonostante tutto si continua a resistere. Si attaccano manifesti, si fanno graffiti contro l’occupazione. E rimane una resistenza sotterranea.

T: Quale impatto ha avuto la guerra sull’economia e sulla classe lavoratrice? Torneranno i rifugiati? Quali sono le condizioni per gli sfollati a causa della guerra?

A: Il numero di persone che sono scappate dalle loro case a causa della guerra è stato enorme. L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite ha stimato che ci sono oltre 5,1 milioni di rifugiati sparsi in tutta l’Europa. Ma è ancora più difficile calcolare il numero dei profughi interni (IDP), probabilmente il loro numero effettivo si aggira attorno ai 6/7 milioni di persone. Attualmente sia i rifugiati, sia i profughi interni stanno tornando nelle loro case.

Molti celebrano questo ritorno, anche se non c’è molto da festeggiare. Molte persone non possono tornare perché le loro case sono state distrutte, o le loro città sono occupate. Ovviamente è bello che chi può sia di nuovo a casa. Loro vogliono ritornare in un’Ucraina liberata. Ed anch’io mi sento così: vengo da Kiev, ma attualmente vivo a Leopoli. Per questo, quando Kiev è stata difesa con successo, sono andata a vederla, solo per poter essere presente.

Ma la verità è che molti stanno tornando perché non sono riusciti a trovare una casa, un lavoro e assistenza all’estero o in Ucraina. Per esempio, la gestione delle case per i profughi interni è stata un disastro. Sono stati messi a disposizione degli alloggi ma solo temporaneamente, e praticamente il 99% sono stati forniti dai volontari.

Il governo non ha una politica efficiente per fornire abitazioni ai profughi e non ha regolato il mercato degli affitti. I prezzi sono stati fissati esclusivamente dai proprietari di casa. Così alcuni proprietari hanno mantenuto i prezzi in vigore prima della guerra, molti altri li hanno aumentati, ed alcuni sono arrivati a chiedere dieci volte di più rispetto al normale costo dell’affitto.

Alcune persone sono fortunate e hanno mantenuto il loro lavoro quando hanno abbandonato la loro città. I lavoratori del settore informatico hanno potuto lavorare da qualsiasi luogo. In tanti hanno invece perso il lavoro e stanno facendo fatica a trovarne un altro.

Molte delle persone che hanno lasciato l’Ucraina stanno tornando perché non hanno trovato sufficienti mezzi di sussistenza. Almeno nel loro paese hanno una casa o un appartamento dove stare. Ma tornando mettono in pericolo le loro vite. Ci sono casi di persone rientrate e rimaste poi uccise da un missile.

Ormai ci siamo tutti abituati a un livello di pericolo che prima dello scoppio della guerra era inimmaginabile. Sentiamo continuamente sirene e rumori delle bombe. La guerra è diventata parte integrante della nostra quotidianità.

D: L’economia si sta deteriorando e l’inflazione sta aumentando drammaticamente. Quasi la metà della popolazione ha perso il lavoro. Coloro che hanno mantenuto il posto di lavoro devono affrontare i tagli agli stipendi. Molte persone sono state licenziate.

La guerra ha anche causato una gravissima crisi agricola in Ucraina e una crisi alimentare a livello internazionale, specialmente nel Sud globale. La Russia ha bombardato e sequestrato gran parte dei terreni agricoli, nel quali stanno anche raccogliendo e confiscando il grano.

 Nel resto dell’Ucraina gli agricoltori riescono a proseguire il loro lavoro più o meno normalmente, nonostante il fatto che diversi autisti di trattore siano stati uccisi dai missili russi. Gli agricoltori producono cibo, ma a causa dei blocchi navali russi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov non sono in grado di caricarlo sulle navi ed esportarlo.

Quindi, il cibo è bloccato in Ucraina e parte di esso sta marcendo nei silos di stoccaggio nei porti. Ciò sta causando carenza di cibo e inflazione di generi alimentari in tutto il mondo. In alcune zone del Sud globale ciò può provocare carestie e pertanto un’enorme crisi umanitaria.

Nel parlamento ucraino, invece di fare qualcosa di utile per i lavoratori e gli agricoltori, i fanatici del mercato hanno fatto approvare nuove leggi neoliberali che peggiorano la situazione. Hanno reso più facile per le aziende licenziare i lavoratori ed hanno aumentato la deregolamentazione dell’economia.

Il governo e gli oligarchi hanno usato le difficoltà delle piccole imprese come copertura per far passare questi attacchi. Sostengono che quelle norme aiuteranno le piccole imprese, garantiranno i posti di lavoro e tutti gli altri ne avranno benefici di conseguenza. Ovviamente, è tutto falso.

Di fronte a questi attacchi le organizzazioni sindacali sono inizialmente rimaste passive. In parte perché, come tutti gli altri, erano concentrate a fare la loro parte per difendere il paese, a fornire aiuti umanitari ed a salvare la vita dei loro membri. Nessuno voleva essere visto come uno che indebolisce lo sforzo bellico.

Ma la nostra organizzazione, Social Movement, e la nostra rivista, Commons, hanno cercato di rendere pubblico il pericolo di queste leggi contro i lavoratori. Abbiamo contribuito a sensibilizzare almeno alcuni circoli di attivisti sindacali sull’urgenza di opporsi a questa legislazione.

T: Che impatto hanno avuto la guerra e l’invasione sulla coscienza popolare? Qual è la percezione e lo stato d’animo delle persone, soprattutto quelle coinvolte nelle attività militari e di resistenza civile?

A: Come sociologa, seguo costantemente i sondaggi. Nelle prime settimane della guerra li ho studiati per avere una percezione di quale fosse il sentimento popolare più diffuso. Il sostegno nei confronti di Zelensky è quasi al cento per cento e c’è un alto livello di fiducia nella lotta per difendere l’Ucraina.

Ma dobbiamo ricordare che le opinioni cambiano molto rapidamente in questo paese. Quindi, non sarei sorpresa se tra un paio di mesi la gente iniziasse a criticare Zelensky e se la sua popolarità diminuisse.

Nonostante l’attuale popolarità di Zelensky, vi sono state critiche su specifiche politiche governative. Sono state messe in questione anche determinate strategie militari del governo. E anche se si è sotto la legge marziale, le persone non hanno paura di esprimersi.

Ciò implica che col tempo riemergerà il dibattito su come agire in merito alle cosiddette Repubbliche Popolari di Donetsk e Luhansk, e all’annessione della Crimea. Si svilupperanno anche altri dibattiti sulle leggi riguardanti la questione linguistica.

Naturalmente in questi dibattiti ci sarà una parte conservatrice e una parte progressista. Tutto ciò per ribadire che la politica è molto instabile ed esposta a cambiamenti repentini. La guerra ha intensificato in molti modi la politicizzazione della società ucraina.

D: Alona ha ragione. In questo momento le persone sono molto concentrate e unite nel difendere l’Ucraina, vincere la guerra e garantire una pace duratura. La gente proietta la propria visione positiva di questa lotta su Zelensky, in quanto comandante in capo delle forze armate dell’Ucraina.

Ma se si sposta l’attenzione sulle decisioni prese dai funzionari o dai ministri del parlamento, le opinioni tendono ad essere molto critiche. C’è una crescente frustrazione per la corruzione nella distribuzione degli aiuti umanitari. In particolare, vi è una tendenza a criticare le autorità locali per il comportamento tenuto durante la guerra.

T: Come si può descrivere il nazionalismo ucraino sviluppatosi durante la guerra, in un paese che ha una composizione multietnica e multilinguistica? Certamente il nazionalismo può avere aspetti progressisti proprio perché si sta lottando per il diritto democratico di autodeterminarsi come nazione. Tuttavia, questo nazionalismo può avere delle caratteristiche etnico/scioviniste. Quali sono le dinamiche del nazionalismo ucraino che osservate?

A: C’è sicuramente un ceppo di nazionalismo conservatore, che porta ad esempio a richiedere l’esclusivo uso della lingua ucraina smettendo di parlare il russo. Ovviamente è qualcosa impossibile da far rispettare: una grande percentuale di ucraini parla russo, e questo fatto non ha nulla a che fare con le loro opinioni politiche.

Inoltre, non credo che la gente si sottometterà alle richieste di limitazione della lingua russa. Basti pensare che nella zona orientale i russofoni sono stati in prima linea nella resistenza all’invasione di Putin. Solo questo fatto distrugge tutta la retorica che descrive Putin come il liberatore dei russofoni dall’oppressione. È lui quello che li uccide e li opprime.

C’è una forte vicinanza con i russofoni che hanno combattuto contro l’invasione nell’est del paese. I veterani di tale conflitto diventeranno una parte fondamentale della società civile. Nessuno vorrà limitare i loro diritti.

Di conseguenza questo conservatorismo si troverà di fronte al rifiuto popolare. Per esempio, a Leopoli, dove vivo, sono stati appesi cartelli con su scritto “Si prega di parlare ucraino”, ma in realtà a nessuno importa davvero, si parlano entrambe le lingue. Non credo che questo approccio etno-nazionalista del linguaggio avrà grande seguito.

D: Ci sono due correnti ideologiche nella resistenza ucraina. La prima è quella etno-nazionalista descritta da Alona, che chiede al popolo di diventare più ucraino, abbandonare tutto ciò che possa essere recepito come russo per diventare più omogenei.

La seconda comprende una moltitudine di persone che si sono unite nel dolore e nella rabbia, oltre che ovviamente nella resistenza attiva. Tale corrente immagina un’Ucraina multietnica che includa i russofoni, le cui città hanno sofferto enormemente la guerra in atto, e anche altre comunità come quella della Crimea, dei tatari, degli ebrei, dei greci del Ponto, dei rom.

In qualche modo la resistenza comune ha rafforzato tali comunità. In particolar modo quella rom, che storicamente ha sofferto alcune delle peggiori discriminazioni e spoliazioni. In Transcarpazia si sono uniti allo sforzo bellico, soprattutto sul versante militare, combattendo al pari e al fianco di tutti gli altri.

L’attuale governo, incluso lo stesso Zelensky, comprende molte persone con un background russo e di città russofone. E dovremmo ricordarci che tale governo ha vinto le elezioni proprio in virtù di una visione più inclusiva di Ucraina.

Tale visione può favorire l’unità e contrastare ogni tipo di discriminazione. Tuttavia non è automatico sapere quale delle due correnti avrà il sopravvento. È necessario che la sinistra promuova questa idea pluralistica e democratica del paese, delle sue istituzioni, della cultura e delle lingue.

T: Zelensky è considerato un eroe in gran parte del mondo e sembra aver galvanizzato l’Ucraina per la guerra. Allo stesso tempo rappresenta una frazione dell’oligarchia ucraina e durante la guerra ha promulgato ogni sorta di limitazione dei diritti politici e ha attuato attacchi neoliberisti ai sindacati.  Come hannoreagito la sinistra, i sindacati e la classe operaiaalle suepolitiche? In che modola guerraha cambiatolo spaziopolitico aperto allasinistra? Ha cambiatoil caratterepolitico della sinistra?

A: Nella situazione attuale ,non ha senso protestare contro Zelensky. È immensamente popolare. Ma questo non significa che sia impossibile criticare le sue politiche. Noi di sinistra, così come altre forze, possiamo farlo.

La società ucraina produce molte resistenze, non solo contro l’invasione russa, ma anche contro i problemi della società. C’è una profonda insofferenza verso il capitalismo oligarchico e le sue politiche neoliberiste.

Ecco perché c’è uno schema che si ripete nella storia ucraina: i presidenti vengono cacciati elezione dopo elezione. Il popolo elimina i vecchi presidenti, eleggendone di nuovi in base alla loro promessa di cambiare l’ordine esistente. E quando tale ordine viene mantenuto anche dalla nuova amministrazione, ci si oppone.

Zelensky è un esempio di questa dinamica. Fu eletto sulla base di una promessa di unità, cambiamento e pace, ma non è riuscito ad ottenere nulla di tutto ciò, infatti la sua popolarità era a picco prima dello scoppio guerra. È stata la sua leadership durante la guerra a salvarlo dall’essere cacciato ed a renderlo estremamente popolare.

Ma come ha detto Denys, Zelensky è un difensore del capitalismo oligarchico e ha ampliato le politiche neoliberiste a beneficio delle “corporations”. Quindi, dovrà inevitabilmente affrontare le conseguenze di tali scelte e la sinistra avrà lo spazio per sfidarlo apertamente di nuovo e far avanzare la nostra visione del socialismo democratico come alternativa.

D: Sono d’accordo. Penso che sia molto importante non sopravvalutare la popolarità di Zelensky. Sono rimasto sinceramente stupito di come i media internazionali lo abbiano descritto come un leader coraggioso perché ha deciso di rimanere in Ucraina. Hanno insinuato che per un capo di stato l’unica cosa saggia sarebbe stata scappare.

In realtà, era chiaro che la Russia non aveva abbastanza forze militari per conquistare e mantenere una città di 3milioni di abitanti. Putin ha completamente frainteso l’Ucraina, credendo che gli ucraini non avrebbero combattuto. Pensava di poter rovesciare il governo e instaurare un regime fantoccio. Gli ucraini invece hanno resistito, e continuano a farlo.

Quindi è chiaro che, rimanendo, Zelensky ha fatto la cosa più razionale. Ciò detto, nelle prime settimane i suoi discorsi notturni erano di ispirazione e davano forza. Si è ben guardato dal disumanizzare il nemico o dal promuovere l’odio. Al contrario, soprattutto all’inizio, ha cercato di fare appello ai soldati e ai cittadini russi affinché si opponessero a una guerra tanto ingiusta.

Questi discorsi hanno fatto sì che le persone si legassero alla figura Zelensky. Ma questo non significa che ci sia soddisfazione per le politiche del suo governo, che come ha sottolineato Alona, sostengono il capitalismo oligarchico di cui la gente è profondamente scontenta.

Zelensky è stato eletto nella speranza di un cambiamento. La sua è stata una vittoria di un soggetto vuoto di significati. Era il perfetto politico centrista, senza una visione o una posizione chiara su nessuna questione. Di conseguenza poi ha potuto prendere qualsiasi direzione. Zelensky e il suo team sono dei piccolo-borghesi che hanno una comprensione molto limitata di come funzionano l’economia, la grande industria, la divisione internazionale del lavoro e così via.

I loro esperti economici hanno una fede quasi religiosa nel libero mercato. Quindi hanno preso decisioni completamente sbagliate anche dal punto di vista capitalistico. L’unica idea che hanno avuto per reperire fondi per il bilancio è stata quella di legalizzare il gioco d’azzardo. Si oppongono persino alla cancellazione del debito dell’Ucraina perché temono che procurerebbe al paese una negativa reputazione tra gli investitori.

Dunque, alla fine Zelensky ha svolto lo stesso ruolo dei suoi predecessori: difendere l’ordine esistente. Noi, come sinistra, stiamo cercando di promuovere un’alternativa di socialismo democratico. Abbiamo affrontato sfide importanti nel cercare di farlo durante la guerra. Abbiamo speso un’enorme quantità di energia, più di quanto a volte sembri umanamente possibile, per costruire la resistenza, unirci alle Forze di Difesa Territoriale, fornire aiuti umanitari e prenderci cura degli sfollati e dei rifugiati.

 Ciò ha messo a dura prova le nostre capacità perché la sinistra è numericamente piccola. Credo comunque che attraverso tutto questo lavoro, specialmente nei sindacati e nei movimenti sociali, saremo in grado di far aderire altre persone alla nostra visione socialista democratica di un’Ucraina libera.

D: Spostiamoci adesso sul dibattito sulla guerra che sta emergendo negli Stati Uniti e tra gli alleati della Nato. L’occidente ha aumentato il sostegno militare e finanziario all’Ucraina, tuttavia all’interno dell’establishment esiste una crescente corrente che chiede il cessate il fuoco e l’inizio di negoziati. Germania, Francia e Italia sono state in prima linea nel chiederlo. Così ha fatto Henry Kissinger. Perché queste richieste sono sbagliate ora? Fino a che punto il governo Zelensky, o gli ucraini in generale, sono disposti ad accettare un accordo che baratti la terra con la pace? Un tale accordo sarà mai possibile?

A: È molto strano sentire richieste di cessate il fuoco e di negoziazione. Ci abbiamo provato per 8 anni. A quel tempo pensavo fosse necessario e possibile negoziare un accordo, ma non ha funzionato. Ogni tentativo di cessare il fuoco e stato un’opportunità per Putin di aspettare un paio di mesi o un paio di anni per ricominciare il conflitto.

Putin è determinato a conquistare l’Ucraina e assoggettarla alla sua visione di un nuovo impero russo. Questo è il motivo per cui tutti i tentativi di intraprendere negoziati e le richieste di cessate il fuoco sono fallite. Questo è il motivo per cui è giusto che tu chieda se un tale accordo sarà mai possibile.

Per gli ucraini è molto difficile immaginarsi seduti al tavolo dei negoziati e tracciare una riga da qualche parte nel nostro paese che divida il nostro popolo. Tua madre sarà dall’altra parte di quella linea? E i tuoi familiari? Chi ha davvero il diritto di tracciare una linea del genere?

Quella linea dividerebbe i territori attualmente occupati dalla Russia, che sono governati con brutalità, dal resto dell’Ucraina che perlomeno ha un qualche rimasuglio di democrazia e di diritti democratici per potersi organizzare e combattere per creare condizioni migliori.

E noi sappiamo che se Putin riuscirà ad ottenere un simile accordo, sarà solo questione di tempo prima che cerchi di prendersi il resto del paese. Questo è il motivo per cui il cessate il fuoco sembra impossibile e qualsiasi compromesso inaccettabile.

D: Innanzitutto tutti devono capire che gli ucraini vogliono un vero cessate il fuoco per porre fine a questo incubo. Abbiamo subito perdite umane intollerabili. Ogni regione può essere colpita, ogni edificio può essere colpito; puoi perdere i tuoi familiari e la tua vita in qualsiasi momento.

Ma il cessate il fuoco sembra molto improbabile. L’Ucraina ha cercato di negoziare con la Russia sin dall’inizio della guerra. La Russia non ha mai preso sul serio tali tentativi. Hanno inviato una delegazione per mere ragioni di pubbliche relazioni. I loro rappresentanti erano ufficiali di basso rango o in pensione, che dunque non avevano nessun status diplomatico o potere per firmare accordi.

Ed hanno anche respinto gli appelli per la creazione di corridoi umanitari per evacuare i civili. E anche quando ci sono stati degli accordi, la Russia li ha violati ed ha ripetutamente attaccato i rifugiati nei corridoi umanitari.

Dobbiamo anche ricordarci che quando Zelesnky è stato eletto, ha ripetutamente spinto per la trattativa diretta con Putin. Ma quest’ultimo ha rifiutato l’offerta in quanto non riconosce all’Ucraina il diritto di esistere come paese, e tantomeno il potere di negoziare con Mosca.

Putin, come gli altri potenti imperialisti, riconosce solo alle grandi potenze la facoltà di prendere parola nelle relazioni internazionali. Di conseguenza il presidente russo tratterà solo con Washington e Pechino. Il suo obiettivo è disegnare una nuova mappa mondiale con queste grandi potenze imperiali.

Vuole trovarsi al tavolo delle trattative da una posizione di forza, così da ottenere porzioni sempre maggiori del territorio ucraino. Dopo aver perso Kiev e Kharkiv, ora è determinato a conquistare tutto il Donbass.

Personalmente non credo che nemmeno Putin ritenga realistico spingere le sue truppe verso il sud, lungo il Mar Nero verso Odessa, e poi verso il confine con la Moldavia e la Transnistria. Solo quando avrà conquistato più territori possibili accetterà il cessate il fuoco e l’apertura delle trattative.

Ed è questo il motivo per cui rigettiamo la cosiddetta politica estera realista ipotizzata dall’élite occidentale. Ci vogliono costringere a scambiare territori in cambio della pace. La terra non è il problema, ma lo sono le persone che ci vivono. Se accettiamo una qualsiasi divisione del paese, lasceremo il nostro popolo, i nostri amici, la nostra famiglia, sotto il regime autoritario russo e nell’ancor più fuorilegge occupazione militare.

Un tale accordo creerebbe una zona grigia tra l’Ucraina e la parte ucraina occupata dalla Russia, una zona militarizzata con constanti combattimenti come abbiamo visto in Donbass dal 2014. E poi l’accordo non durerebbe, la Russia userebbe le sue conquiste territoriali per dare avvio ad una nuova guerra per prendersi il resto dell’Ucraina.

Qualsiasi accordo di questo tipo distruggerebbe anche le norme e gli accordi internazionali stabiliti dopo la Seconda guerra mondiale e ribaditi negli accordi di Helsinki del 1975 che affermano che i confini non possono essere modificati senza il reciproco accordo di entrambe le parti. Si tornerebbe ad una sorta di imperialismo del tardo Ottocento, quando le grandi potenze invadevano e annettevano i paesi nell’impunità e con il riconoscimento internazionale.

Ecco perché gli ucraini si arrabbiano quando politici occidentali come il francese Emmanuel Macron o il tedesco Olaf Scholz mettono in guardia dall’umiliare di Putin e addirittura gli accordano agevolazioni e concessioni per non fargli perdere la faccia e consentirgli di gestire l’invasione come una vittoria imperiale.

Questi politici affermano ancora di essere amici dell’Ucraina. Ma in realtà sono più preoccupati di stabilire un modus vivendi con la Russia piuttosto che difendere gli interessi dell’Ucraina. In realtà molti temono che vogliano escluderci dai colloqui che stanno avendo con la Russia.

È chiaro che sono disposti a venderci. Sono politici imperialisti; così come Boris Johnson in Gran Bretagna che ha bisogno di crearsi l’immagine di uomo di stato che difende l’Ucraina per compensare le sue numerose carenze e migliorare il suo indice di approvazione attualmente in declino. Seguono tutti la stessa logica di fare accordi alle spalle dei paesi oppressi per promuovere gli interessi delle grandi potenze.

Le popolazioni delle periferie globali, in America Latina, Africa, Europa orientale e Asia devono lottare per i propri interessi in un processo di democratizzazione dell’ordine mondiale. Dobbiamo eliminare il potere di veto dei membri permanenti del Consiglio di sicurezza, mettere in discussione i privilegi formali e informali non democratici che le grandi potenze possiedono nelle istituzioni internazionali e ridefinire l’equilibrio del potere economico globale.

T: Quale pensate sia la traiettoria della Guerra a questo punto? Come la sinistra ucraina e I sindacati si collocano nel futuro? Che tipo di rivendicazioni state portando avanti in questa lotta?

D: È molto difficile fare previsioni sullo sviluppo della guerra. Noi della sinistra ucraina stiamo cercando di costruire la resistenza popolare contro l’aggressione dell’imperialismo russo. Questa va molto oltre rispetto al governo ed ai politici ufficiali.

Milioni di persone sono impegnate contro l’invasione. I lavoratori dei servizi essenziali hanno tenuto aperti ospedali e scuole, hanno consegnato aiuti umanitari, si sono presi cura dei malati e hanno salvato la vita delle persone. Insieme, abbiamo mantenuto in funzione la società e l’economia e abbiamo fornito aiuto a chi era in prima linea.

Noi della Sinistra vogliamo far sentire la voce di questi lavoratori che non sono stati molto celebrati nella guerra. Hanno sopportato il peso maggiore e pagato il prezzo più alto. Noi come lavoratori dobbiamo avere voce sia nelle discussioni interne all’Ucraina sia nella rappresentanza politica in parlamento.

Dobbiamo ricordare che la lotta di classe non si è fermata nemmeno per un minuto. All’inizio dell’invasione, molti dei grandi capitalisti sono fuggiti dal Paese. Tutti loro hanno promosso una legislazione antioperaia, protetto i loro profitti e cercato di far pagare ai lavoratori la crisi causata dalla guerra.

La guerra ha solo reso più chiaro a noi della sinistra che dobbiamo trasformare il capitalismo periferico dell’Ucraina e il suo sistema politico oligarchico. Dobbiamo costruire una nuova sinistra socialista democratica non solo in Ucraina ma in tutto mondo.

Per fare questo, la nostra organizzazione è impegnata in una serie di progetti. Difendiamo i diritti dei lavoratori. Documentiamo i casi in cui i diritti dei lavoratori sono stati violati durante la guerra e forniamo loro assistenza legale. Stiamo denunciando e contrastando gli attacchi neoliberisti del governo.

Abbiamo avviato una campagna per la cancellazione del debito estero dell’Ucraina. Facciamo parte di una rete internazionale di solidarietà, che comprende partiti e sindacati di sinistra in Europa, che raccoglie fondi per fornire aiuti umanitari alla popolazione ucraina.

Siamo anche impegnati nella difesa dei diritti dei rifugiati e dei migranti, indipendentemente dalla loro cittadinanza o razza. Mentre i Paesi europei hanno accolto milioni di rifugiati ucraini, hanno discriminato i migranti mediorientali e nordafricani. E ricordiamoci che i capitalisti europei hanno sfruttato i lavoratori migranti come manodopera a basso costo.

Nonostante i difetti, abbiamo bisogno di usare l’ammissione dell’Ucraina nei Paesi europei come precedente per nuove politiche che accolgano i migranti e i rifugiati, forniscano loro i servizi di cui hanno bisogno e li trattino con umanità. Dobbiamo costruire forze progressiste a livello internazionale per garantire questi diritti ai migranti.

Tali richieste mettono in discussione il modo in cui il capitalismo globale e le relazioni internazionali sono attualmente impostate. Le difficoltà nell’imporre sanzioni alla Russia sono solo un esempio. Gli oligarchi russi sfruttano tutti i paradisi fiscali offshore creati dalle classi dirigenti mondiali e accettati dai loro stati. Dobbiamo smantellare questo sistema per sanzionare efficacemente gli oligarchi russi e utilizzare i loro beni per la ricostruzione dell’Ucraina devastata dalla guerra.

Lo stesso vale per le sanzioni sul petrolio e sul gas russo. La cosa più efficace da fare sarebbe tagliare tutte le esportazioni russe, soprattutto verso le industrie tedesche. Ma le élite tedesche si rifiutano di farlo, evidenziando ancora una volta la collusione internazionale tra tutte le classi dominanti nel sistema del capitale fossile.

Il problema non è solo la Russia o altre autocrazie petrolifere guerrafondaie come l’Arabia Saudita, ma tutte le multinazionali capitaliste e gli Stati del mondo. Sono tutti direttamente responsabili del cambiamento climatico e del disastro ambientale. Per trasformare questo sistema è necessario un movimento internazionale.

Per questo motivo colleghiamo le nostre richieste con quelle delle persone di tutto il mondo. Ad esempio, quando solleviamo la questione della cancellazione del debito, la colleghiamo alle richieste analoghe dei Paesi indebitati di tutto il Sud globale. Tutti i loro debiti devono essere cancellati.

Legando le nostre richieste al di là delle frontiere, costruiamo una solidarietà internazionale dal basso tra altre lotte di liberazione e altre lotte dei lavoratori. In questo modo costruiamo ponti di solidarietà. Anche se ogni paese ha le sue specificità, tutti i nostri problemi sono radicati nel capitalismo globale e nell’imperialismo.

Quindi, una vittoria dei governanti e degli aggressori è una sconfitta non solo per i lavoratori e i popoli oppressi, ma per tutti i lavoratori e tutti i popoli oppressi. Ed è vero anche il contrario. Una vittoria per i lavoratori e gli oppressi è una vittoria per tutti i lavoratori e i popoli oppressi. Può servire come precedente per una vittoria altrove.

E le nostre vittorie comuni possono gettare le basi per una sfida internazionale al capitalismo globale e alle potenze imperialiste che lo impongono. Possono aiutarci a far progredire un mondo più democratico, più egualitario, più socialista.

T: In conclusione cosa si dovrebbe chiedere alla sinistra internazionale adesso? Cosa possiamo fare per aiutare l’Ucraina nella sua battaglia per l’autodeterminazione?

DP: La sinistra internazionale dovrebbe riprendere le rivendicazioni di cui parlavo prima, in particolare la cancellazione del debito estero e l’embargo sul combustibile fossile russo. La sinistra internazionale dovrebbe lavorare con noi per ottenere fondi per la ricostruzione postbellica, fondi che non siano condizionati da clausole neoliberiste o di austerità. L’Ucraina deve essere ricostruita in maniera socialmente ed economicamente progressiva ed inclusiva. Gli interessi dei lavoratori e degli oppressi devono venire prima di quelli del capitalismo ucraino ed internazionale.

Parlando del grande dibattito di sinistra sulla guerra e l’imperialismo, io credo che la sinistra internazionale debba iniziare ad ascoltare le persone che vivono in Ucraina, ovvero le persone del cui destino si sta discutendo. Non si possono prendere posizioni sul futuro di milioni di persone senza nemmeno aver cercato di capirle.

Se ci prendiamo il tempo di farlo, eviteremo di rimanere intrappolati in uno schema realistico in cui il mondo appare come una grande scacchiera in cui le grandi potenze fanno le loro mosse uno contro l’altro. Accettando questo schema le persone oppresse vengono marginalizzate e si negano i loro diritti, i loro interessi e le loro capacità.

Questo è davvero un appello alla sinistra internazionale a ricordarsi quale sia la sostanza del suo progetto – la liberazione della classe lavoratrice, delle persone comuni, degli oppressi, degli espropriati e dei subalterni.

Loro devono avere una voce. Non sono un’astrazione ma persone reali. Quindi ascoltatele, e solo su questa base si può iniziare ad avere un dibattito e iniziare una battaglia comune per la nostra liberazione collettiva.

Traduzione di Elena Bax, Sergio Zulian e Federica Toninello.

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