Operazione Socrate 2.0 comunicato n.17 – Oltre il Giardino

Quando eravamo piccoli, almeno una volta l’anno (in genere due) ci veniva un’influenza che ci faceva scoprire cosa accadeva a casa quando eravamo a scuola. Tutti abbiamo alle spalle almeno 20-30 influenze, di raffreddori non ne parliamo.

Scoprivamo i ritmi silenziosi della casa e i rumori che le mamme facevano, capendo quanto si adoperassero per il nostro benessere.

Imparavamo ad apprezzare il caldo buono del caminetto o quello delle coperte.

Bevevamo latte e miele (non come nelle pubblicità di biscotti e merendine, ma sul serio). Tutto il mondo si colorava. Anche se avevamo tosse e raffreddore che ci scombussolava col Febbrone.

Sapevamo (se ne parlava a cena) che la malattia ci avrebbe rinforzato, era una cosa che faceva parte della nostra cultura: il nostro organismo di bambini doveva via via irrobustirsi e le malattie servivano a questo, in un mirabile disegno che i pediatri che ci venivano a trovare a casa chiamavano “febbri di crescita” e che per le mamme e i papà si chiamavano febbri da stress.

Spesso la sera venivano i nonni a trovarci con la loro infinita conoscenza di fiabe, e le pareti delle stanze si trasformavano in luoghi sconfinati.

Oggi tutto sembra scomparso, il confronto e il superamento della malattia sono possibili solo grazie a farmaci e cure, la capacità di elaborare e superare la malattia sia fisica che mentale è qualcosa di raro e impensabile. Non è possibile guarire senza farmaci, non è possibile stare bene senza farmaci, non è possibile fare scelte azzeccate senza ascoltare il parere illuminante di qualche propugnatore di farmaci, personalità repressa che, finalmente, vive notorietà sui social. Il mondo s’è popolato di giudici come quello di De Andrè. Rancorosi e penosamente ignoranti.

E’ questo pare essere uno dei più tangibili effetti della corruzione.

La corruzione, è un fenomeno multidimensionale e pervasivo, impatta ogni singolo essere vivente e ne altera le capacità di confrontarsi con gli eventi rispetto a quanto avrebbe potuto fare se fosse rimasto integro.

Un minimo di corruzione è nella legge delle cose, ma scientificamente è definita come “decadimento”, quel processo irreversibile che, con il trascorrere del tempo, riduce le nostre difese e ci rende più fragili.

Ma noi siamo ben oltre le leggi della fisiologia. Abbiamo creato le condizioni per cui chi non accetta la corruzione è un pericolo pubblico.

La corruzione è parte di noi, è una parte imprescindibile del contratto sociale che via via si è ri-definito negli ultimi 60 anni.

A livello individuale la cifra della corruzione che accettiamo è direttamente proporzionale alla quantità di volte in cui stiamo in silenzio di fronte alle ingiustizie piu o meno esplicite, quando passando accanto alle impalcature che riempiono le nostre città (per il grande gioco a quoziente infinito del 110%), ci giriamo dall’altra parte se gli operai non hanno il casco e ignoriamo la pattuglia della locale che non ci fa caso. 

Oppure quando sopportiamo che esausti dipendenti statali impieghino ere geologiche a risolvere pratiche bizantine, possibilmente in smartworking per evitare lo stress del tragitto casa-lavoro.

Oppure quando lasciamo che i sistemi immunitari dei nostri bambini vengano violati per motivi improbabili e antiscientifici.

La corruzione, in fondo, è un gigantesco vaccino sociale contro la normalità di essere Persone che si ispirano a ideali semplici quali libertà, solidarietà, correttezza, trasparenza e legalità.

Chi accetta cose del genere ormai ha perso tutto: ogni forma di dignità, ogni autodeterminazione, ogni credibilità. 

E’ tempo perso voler spiegare, dimostrare, argomentare. Costoro non hanno alcuna voglia di dialogare nè di mettersi in gioco, non hanno bisogno di verità perché loro sono verità. 

Per fortuna, almeno in Italia, le cose sono andate così oltre che stiamo assistendo a un fenomeno unico al mondo: se va bene, tutti si fanno un po’ male.

Il messaggio di oggi è: la storia dei criceti è piena di sorprese     

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