Una ribelle americana

di Francisco Soriano

Fu all’età di sedici anni che Elizabeth Gurley Flynn tenne il suo primo discorso all’Harlem Socialist Club. A quel testo diede un titolo emblematico: Cosa farà il socialismo per le donne? Elizabeth nacque da una famiglia di immigrati di origini irlandesi nell’agosto del 1890 a Concord, nel New Hampshire. Visse la sua infanzia nel centro industriale di Manchester e, dopo una serie di spostamenti insieme alla propria famiglia, si trasferì nel 1900 nel quartiere operaio del Bronx, a New York.

Nel 1915 il famoso cantautore Joe Hill, il cui vero nome era Joseph Hillstrom, fu condannato alla pena capitale dopo essere stato internato nel carcere di Salt Lake City. Oltre ad essere stato accusato di rapina e omicidio ai danni di un droghiere, accuse che Hill respinse sempre dichiarandosi innocente, venne accusato di scrivere canzoni per alimentare le fiamme del malcontento. Egli compose dal carcere una delle più affascinanti canzoni di lotta e di protesta che ancora oggi sopravvive alla cancellazione del tempo e della memoria, dedicandola proprio a Elizabeth Gurley Flynn, La ragazza ribelle: There are women of many descriptions / In this queer world, as everyone knows. / Some are living in beautiful mansions, / And are wearing the finest of clothes. / There are blue blooded queens and princesses, / Who have charms made of diamonds and pearl; / But the only and thoroughbred lady / Is the Rebel Girl. / Coro: That’s the Rebel Girl, / that’s the Rebel Girl! / To the working class she’s / a precious pearl. / She brings courage, pride and joy / To the fighting Rebel Boy. / We’ve had girls before, / but we need some more / In the Industrial Workers of the World. / For it’s great to fight for freedom / With a Rebel Girl. / Yes, her hands may be hardened from labor, / And her dress may not be very fine; / But a heart in her bosom is beating / That is true to her class and her kind. / And the grafters in terror are trembling / When her spite and defiance she’ll hurl; / For the only and thoroughbred lady / Is the Rebel Girl. Parafrasando Hill, in “questo strano mondo […] ci sono molte regine e principesse dal sangue blu […] ma una sola è la vera signora … la ragazza ribelle”: Elizabeth era bellissima, elegante, dagli occhi magnetici e dai capelli nerissimi, attraeva le folle con le sue spiccate doti oratorie e quella passione invincibile che contraddistingue chi lotta per la libertà degli oppressi. Attivista sindacale rivendicava diritti civili e di genere nelle sue infaticabili azioni di sostegno ai bisognosi nei sobborghi industriali di quell’America che rappresentava il mito di un futuro fatto di progresso e di benessere. Un sogno che poggiava sullo sfruttamento indiscriminato e la competitività fra gli uomini. Elizabeth aderì all’IWW, acronimo dell’Industrial Workers of the World, una formazione sindacale radicale che subì, durante tutta la sua lunga esistenza, brutali repressioni da parte delle forze di polizia. L’IWW aveva una chiara identità umanitaria e si dedicava all’organizzazione e al posizionamento di lavoratori non specializzati o immigrati che non conoscevano la lingua dello Stato ospitante. Per realizzare l’opera di sostegno ai lavoratori ci si serviva di interpreti e di una diffusione capillare delle proprie strategie di lotta tramite il volantinaggio e la distribuzione di testi scritti in varie lingue per facilitarne la comprensione e l’attuazione: si propugnavano azioni dirette come il picchettaggio, il boicottaggio e la propaganda politica come mezzo non negoziabile del più generale diritto alla libertà di parola. Quelle lotte intraprese dall’IWW rimangono straordinarie perchè quei leaders furono i primi a concepire l’idea di un sindacato industriale unitario come alternativa a quello più limitato e originario di mestiere, lasciando ai posteri e a tutto il movimento della sinistra americana una identità culturale e storica senza precedenti. L’IWW riuscì a dar voce, come scrisse James P. Cannon, a quei lavoratori dalle scarpe rotte che trovavano occasionali impieghi nei campi di grano – viaggiando su treni merci per seguire la maturazione del grano, poi di nuovo con treni merci ai centri di trasporto per ogni genere di lavoro che potessero trovarvi; operai addetti alla costruzione di linee ferroviarie che si imbarcavano per lavori temporanei e quindi tornavano di nuovo alle occupazioni nelle città, legnaioli, minatori, metallurgici, marinai, ecc. che vivevano nell’insicurezza e lavoravano, quando lavoravano, sotto le più dure, le più primitive condizioni. Erano gli hoboes, i vagabondi che girovagavano malfamati per le strade dei grandi centri urbani in cerca di lavoro a giornata e trattati come schiavi senza alcuna umanità. La geniale intuizione dell’IWW fu quella di aver pianificato le Overalls brigade, formazioni di militanti attivi sui territori al fine di condurre e coinvolgere nella lotta gli ultimi, i derelitti, gli uomini-fantasma figli di quello sviluppo capitalistico forsennato e senza scrupoli. Questi gruppi di propagandisti distribuiti in brigate si spostavano di continuo anche se venivano sistematicamente arrestati dalla polizia, spesso incarcerati senza processo e talvolta uccisi. Fra le centinaia di manifestazioni organizzate dall’IWW resta, nella memoria storica, lo sciopero di Lawrence in Massachussets, dove nel 1912 più di ventimila operai tessili, fra cui molte donne, scesero in piazza contro la decurtazione dello stipendio e le vergognose condizioni di lavoro imposte dai padroni. Durarono due mesi gli scontri con le forze dell’ordine e le milizie al soldo dei padroni, al grido dei manifestanti Vogliamo il pane ma anche le rose. La protesta finì con una vittoria di tutto il movimento sindacale americano: furono accordati aumenti salariali fino al venti per cento dello stipendio mensile di ogni lavoratore. In quella occasione presero parte alla lotta non solo Elizabeth Gurley Flynn ma anche Joseph Ettor e l’italiano Arturo Giovannitti. Quest’ultimo era originario della provincia di Campobasso: la famiglia pensò di spedirlo negli USA per allontanarlo dalle sue frequentazioni socialiste in Italia. Questo tentativo risultò inutile perchè il giovane intemperante si distinse presto per le sue tendenze politiche radicali. Fu brillante negli studi nella sua prima tappa in Canada e, successivamente, negli USA alla Columbia University di New York. Si distinse agli esordi della sua attività sindacale quando decise di lavorare come operaio nelle miniere della Pennsylvania. In un primo momento aderì, nel 1908, alla Federazione Socialista italiana del Nord America e, successivamente, si orientò verso il sindacalismo rivoluzionario. Si iscrisse all’IWW e divenne, nel contempo, editore del settimanale in lingua italiana “Il proletario”. Giovannitti oltre a possedere eccelse doti oratorie scrisse poesie, testi teatrali e un poema, The Walker, che lo fece diventare celebre al grande pubblico americano. Fu nel 1912 che Giovannitti, insieme al suo compagno di lotta Joseph Ettor, venne coinvolto in un processo che si trasformò in un caso giudiziario molto seguito dall’opinione pubblica americana. Infatti durante lo sciopero di Lawrence avvenne l’uccisione di Anna LoPizzo, un’immigrata nata nel siracusano, operaia e sindacalista, ferita a morte in uno degli innumerevoli scontri con la Guardia nazionale che non esitava a sparare sui manifestanti. Di questo assassinio vennero incriminati senza prove Arturo Giovannitti, Joseph Ettor e Joseph Caruso: quest’ultimo fu ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio. Si susseguirono innumerevoli manifestazioni e scioperi in difesa dei tre innocenti che, in qualche modo, rappresentarono un preludio di quanto accadrà più tardi a Sacco e Vanzetti, finiti sulla sedia elettrica. Nacquero molti movimenti in difesa dei tre attivisti anche al di fuori dei confini statunitensi. Si moltiplicarono gli scioperi dei lavoratori tessili di Lawrence che diedero sostegno alle ragioni degli incarcerati; si unirono alla lotta anche gli anarchici Umberto Postiglione e Carlo Tresca, quest’ultimo particolarmente attivo nell’organizzazione di attività in favore del mondo operaio. Nel processo di Salem, grazie a una sottoscrizione che riuscì a pagare tutte le spese processuali, furono tutti assolti per non aver commesso il fatto nel 1912.

Per capire la meravigliosa storia di Elizabeth Gurley Flynn, narrata nella sua autobiografia, bisognerà ricercare nelle radici familiari dei suoi avi. Infatti i suoi antenati erano immigrati e rivoluzionari originari dell’Isola di Smeraldo. Gli irlandesi avevano dovuto subire la dominazione inglese per oltre 700 anni e questa condizione di sottomissione non condusse mai alla rassegnazione un popolo da sempre indomito. Già i tristi canti di rivolta sedimentavano nello spirito della piccola Elizabeth quell’idea di essere irlandesi e oppressi: fino al giorno in cui mio padre morì, ad oltre ottant’anni, non pronunciò mai il nome “Inghilterra” senza aggiungere “che Dio la maledica”. […] Quando i francesi sbarcarono nella Baia di Killalla nel 1798, spedizione progettata da Wolfe Tone per liberare l’Irlanda, i miei bisnonni Gurley, Flynn Ryan e Conneran si unirono a loro. Erano membri della Society United Irishmen che si proponeva di instaurare una Repubblica irlandese. Accesi d’entusiasmo per la Rivoluzione francese e per il successo ottenuto dalle colonie americane, erano decisi a seguirne l’esempio. Per gli irlandesi che emigrarono in America la vita non fu facile, per il clima e per le condizioni lavorative durissime, nei campi, nei boschi, nelle ferrovie, nelle cave di granito del Maine e del New Hampshire, e molti di loro non furono risparmiati dalla tubercolosi. La madre di Elizabeth arrivò a Boston nel 1877, descritta come stupefacente nella sua bellezza, dagli occhi blu intenso e i capelli nero-bluastri, dalla pelle bianca vellutata come un cammeo. La donna cominciò la sua vita di immigrata lavorando come sarta di soprabiti maschili fatti su misura e divenendo presto una leader della famiglia, non disdegnando le responsabilità che doveva accollarsi per sbarcare il lunario. Ciò non la distolse da quello che accadeva in quegli anni, aderendo alle nascenti lotte per la parità dei diritti delle donne e studiando appassionatamente nel poco tempo libero dopo il lavoro. Gli autoctoni non amavano gli irlandesi. Contava molto la loro religione papista, le famiglie numerose, le bevute e le risse ma, a differenza degli altri immigrati, un vantaggio ce l’avevano: conoscevano l’inglese. Tuttavia questi immigrati ebbero un’importanza fondamentale nei primi sindacati americani nella metà degli anni ’80: nel Knights of Labor, nel Western Federation of Miners e nell’American Federation of Labor. I primi lavoratori irlandesi in terra d’America dovettero lottare anche contro la Chiesa cattolica ufficiale: quest’ultima non accettava l’adesione degli irlandesi ai movimenti sindacali radicali. La tensione fu così acuta che si prospettò una scissione fra il mondo dei lavoratori cattolici aderenti al sindacato e la Chiesa che finì per accettare le ragioni degli sfruttati. Il padre di Elizabeth cominciò la sua vita lavorativa come minatore. Studiò come autodidatta e superò gli esami al Darmouth College di Hannover, nel New Hampshire. Ciò gli consentì di diventare ingegnere e, nel 1895, venne appunto impiegato come ingegnere civile alla Manchester Railroad Company. Il suo attivismo politico lo portò a presentarsi come indipendente per la carica di ingegnere municipale: non venne eletto e per questo motivo lasciò il lavoro cominciando un forsennato girovagare che gravò molto sulla stabilità economica dell’intera famiglia. Quando la famiglia Gurley-Flynn si trasferì a Cleveland, scoppiò la guerra ispano-americana del 1898. Egli aderì alla Lega Antimperialista che intendeva contrastare la conquista delle Filippine da parte degli Stati Uniti e porre fine alla incredibile crudeltà perpetrata nei confronti del popolo filippino. Non era un caso che molti irlandesi si sentissero molto vicini alla causa dei filippini, così sensibili alle questioni che riguardavano l’autodeterminazione dei popoli. Da Cleveland la famiglia Gurley-Flynn si trasferì ancora ad Adams, dove le condizioni di vita dei lavoratori erano pessime. Quella terra aveva dato i natali a Susan B. Anthony che era divenuta la leader del movimento che propugnava il diritto di voto alle donne. A Manchester più del 50 per cento dei lavoratori era di genere femminile. Le donne guadagnavano un dollaro al giorno e si recavano in fabbrica alle prime luci del mattino per uscirvi quando era già buio. Le operaie menavano una vita ai limiti della sostenibilità: erano vittime di una strategia consapevole del più efferato sistema capitalistico. Di sicurezza nelle fabbriche non c’era neppure l’ombra, tanto che la piccola Elizabeth potè assistere al triste spettacolo di donne e uomini mutilati sul lavoro e finiti sul lastrico senza essere neppure risarciti. A New York la famiglia Gurley-Flynn arrivò nel 1900: la madre di Elizabeth decise che non si sarebbero più mossi, stanca di un vagabondaggio senza fine. Nel Bronx per i piccoli fu davvero un dramma perchè non vi erano campi in cui giocare e le città assumevano sempre di più le caratteristiche di quartieri-ghetto da cui era difficile uscirne. La povertà e i pidocchi la facevano da padrone e la madre di Elizabeth viveva nell’angoscia dei creditori, degli affitti e del pagamento delle bollette del gas. A scuola la piccola Elizabeth era brillante e, ancora adolescente, aderì al circolo di dibattiti organizzato dal suo professore, signor James A. Hamilton. La giovanissima studentessa vinse una medaglia d’oro per le sue abilità oratorie e, nel 1904, anno in cui si diplomò, riuscì a conquistare un importante riconoscimento come premio per la sua perfetta conoscenza della lingua inglese. Elizabeth era sempre informata sulle questioni sociali e politiche: si sentiva sempre chiamata in prima persona nel dare il proprio contributo in termini di azione sociale e lotta per i più bisognosi. Al circolo si dibatteva spesso l’argomento della proprietà delle miniere quando lo Stato pagava il 15 per cento su tutto l’estratto e conferiva ai proprietari la gestione dei negozi che vendevano granito, oltre alla riscossione degli affitti su tutte le abitazioni degli operai. La giovane sensibile alle questioni del mondo del lavoro era consapevole della vita da schiavi in cui venivano ridotti i minatori che percepivano, rischiando la vita senza misure di sicurezza, salari non adeguati ai loro sacrifici per il sostentamento delle proprie famiglie. Gli scioperi e le proteste di donne e uomini al limite della sopravvivenza si moltiplicavano. Storico fu lo sciopero del 1902 dei lavoratori delle miniere di antracite della Pennsylvania: in quell’occasione incrociarono le braccia più di 150.000 minatori. La durissima protesta si protrasse per 5 mesi fino a quando, a causa della carenza di carbone, si determinò la crisi dei servizi della ferrovia. Una Commissione d’Arbitrato nominata da T. Roosevelt finalmente concesse la giornata di 9 ore e un aumento del 10 per cento dello stipendio dei lavoratori. Fu una vittoria senza precedenti.

A 15 anni compiuti Elizabeth leggeva e studiava instancabilmente. La giovane rafforzava poderosamente il suo credo e i suoi sentimenti di lotta nei confronti degli oppressi. In particolare Elizabeth fu folgorata dalla lettura di un libro: Looking Backward di Edward Bellamy. Era la descrizione fantastica e utopistica di come sarebbe stata l’America socialista: uno stato in cui vigeva un regime di proprietà collettiva sulle risorse minerarie e produttive e si stabiliva uno spirito di comunione dei beni fra gli uomini. Alla speranzosa Elizabeth quel racconto parve realistico e possibile da realizzare: una società dove ciascuno dava secondo le proprie capacità e tutti ricevevano secondo i propri bisogni. Quel romanzo socialista fu tradotto in molte lingue ed ebbe un successo incredibile in tutto il mondo: furono fondati molti clubs denominati appunto “Bellamy Clubs”. Un altro racconto utopistico di enorme successo in quegli anni fu “News from Nowhere”, di Williams Morris. Questo scrittore e poeta socialista raccontava un mondo in cui predominava nelle città l’artigianato e il decentramento delle attività economiche nel tentativo di consentire maggiore equità fra gli esseri umani. La data di realizzazione di questo avveniristico progresso socialista veniva datato simbolicamente intorno all’anno 2000. Elizabeth fu critica nei confronti di questa idea di sviluppo perchè non condivideva la previsione di un ritorno al manufatturiero artigianale: riteneva che le macchine fossero una soluzione e uno strumento al servizio dell’Uomo e non semplicemente un utile espediente per il profitto di pochi. Di Peter Kropotkin lesse con passione soprattutto i testi de “La conquista del pane”, “Aiuto reciproco”, “La grande rivoluzione francese” e “Appello ai giovani”: si sentiva chiamata in causa e pronta all’appello dell’autore russo che chiedeva ai giovani professionisti di utilizzare il pieno vigore della loro giovinezza, le loro energie, tutta la forza della loro intelligenza e le loro capacità per aiutare il popolo nella grande iniziativa ora intrapresa, il socialismo. Un altro libro che determinò la sua folgorazione politica e il suo impegno umanitario e sociale verso gli ultimi fu “The jungle”, di Upton Sinclair: dopo averlo letto divenni subito vegetariana, scrisse Elizabeth nella sua autobiografia. Il testo era datato 1906 e descriveva le condizioni terribili degli operai che operavano nei macelli. Si invocava il socialismo come rimedio all’ingiustizia ma anche come soluzione allo sfruttamento sulla natura e su tutti gli esseri viventi. Non solo, di questo affascinante libro colpì, nell’opinione pubblica, la scoperta delle condizioni sanitarie deprimenti degli animali e degli uomini, la conservazione della carne putrida trasformata in salsicce o in scatolame.

Dopo aver finito la scuola elementare Elizabeth continuò assiduamente la frequentazione dei circoli. In uno di quegli incontri conobbe il suo primo amore: un giovane di nome Fred Robinson che nutriva interessi e passioni rivolte al mondo anarchico. Infatti fu lui che le fece conoscere di persona Emma Goldman. Elizabeth si recò ad ascoltare i suoi comizi: trasse giovamento e forza da quell’eloquenza fiammeggiante e puntuale nelle analisi delle dinamiche sociali e politiche, sul controllo delle nascite, sulla riforma carceraria, sul matrimonio e sui significati della letteratura drammatica moderna. Emma Goldman aveva subito terribili persecuzioni e un periodo di detenzione sull’isola di Blackwell. Anche il suo compagno Alexander Berkman si trovava in carcere in Pennsylvania. Quest’ultimo aveva tentato di uccidere Henry Frick, dirigente delle acciaierie Carnegie, dopo il massacro di alcuni operai durante lo sciopero di Homstead, nel 1892. Berkman era molto conosciuto perchè aveva scritto un libro di successo dal titolo: Prison Memoirs of an Anarchist. Nel suo discorso all’Harlem Socialist Club sulle questioni di genere, Elizabeth si ispirò a due opere fondamentali, molto apprezzate nella galassia del femminismo dei tempi: Rivendicazione dei diritti delle donne di Mary Wollstonecraft e La donna e il socialismo di August Bebel. Proprio nello spirito di questi due scritti la giovanissima ribelle si distinse e si propose come agitatrice e attivista sociale. Dopo il suo intervento così sentenziò il settimanale socialista The Workers: In considerazione della sua giovane età, pur sapendola assai brillante, i compagni erano pronti ad essere indulgenti nei suoi confronti ma hanno constatato che non era necessario perchè lei dimostrava una straordinaria padronanza dell’argomento e lo trattava da esperta.

Anche all’interno degli organismi sindacali non c’era considerazione per le donne. Molte erano le dinamiche che le discriminavano come non degne di pari opportunità, uguale stipendio, diritto di organizzarsi e diritto di voto. Il lavoro femminile veniva considerato come tappabuchi tra la casa del padre e quella del marito. Come racconta la stessa Gurley Flynn, questa condizione non poteva che essere insostenibile da un punto di vista umano, sociale e politico. La maggior parte delle lavoratrici si vedevano ritirare il proprio stipendio dai mariti direttamente in ditta: a queste donne veniva negato il diritto legale sui loro guadagni. Nel 1848 la lotta per il voto alle donne era cominciata con la Convenzione per la parità dei diritti, a Seneca Falls, nello Stato di New York grazie a Elizabeth Cady Stanton e Susan B. Antony, insieme al leader di colore Frederick Douglass. Un lungo cammino che vedeva crescere il movimento per il suffragio universale guidato da personaggi come Maude Malone: l’attivista e suffragista che ebbe il coraggio di interrompere T. Roosevelt, davanti a 3.000 persone, per chiedere quale fosse la sua posizione nei confronti del voto alle donne. Elizabeth Gurley Flynn era convinta che sarebbe stato impossibile da parte delle donne avere uguale accesso a tutte le attività e funzioni all’interno delle società moderne in un regime economico e politico di tipo capitalistico. Era necessaria l’abolizione del vincolo matrimoniale e rendere possibile l’indipendenza economica a parità di condizioni per ambedue i sessi, l’educazione dei figli a carico della società e il diritto delle donne all’istruzione gratuita, al lavoro e alla partecipazione al governo.

Quel che accadeva in quegli anni era davvero straordinario: molti degli oratori parlavano diverse lingue perchè numerosi erano gli immigrati che sposavano la causa proletaria e sindacale. Diversi erano i personaggi che si distinguevano nell’oratoria e nelle azioni di rivendicazione di diritti dei lavoratori come Pedro Estove che si esprimeva in spagnolo, Arturo Giovannitti in italiano e Bill Shatoff in russo. Elizabeth non mancava di essere presente in molti comizi come protagonista perchè, dopo aver dimostrato le sue doti all’Harlem Socialist Club, riceveva molti inviti. Subì il primo arresto nel 1906 insieme al padre, per aver tenuto un comizio senza autorizzazione tra la 38sima strada e Broadway. L’arresto provocò molta simpatia presso l’opinione pubblica tanto che, il grande scrittore e drammaturgo Theodore Dreiser, le dedicò un testo sul Broadway Magazine intitolato: Una Giovanna D’Arco dell’Est Side. In questo articolo egli sosteneva che dal punto di vista intellettuale Elizabeth Gurley Flynn era una delle ragazze più straordinarie che la città avesse mai espresso. Nel 1908 si presentò a presiedere un comizio di scaricatori di porto in sciopero e a porre picchetti alle navi in partenza nel porto di Hoboken, nel New Jersey, a Manhattan e a Brooklin, dando enorme risalto alle manifestazioni di questi lavoratori anonimi e dimenticati. La prima parata alla quale Elizabeth partecipò fu in memoria dell’eccidio di San Pietroburgo, il 22 gennaio del 1905, al fine di onorare i 15000 manifestanti che marciarono per chiedere allo zar una rappresentanza popolare: donne, uomini e bambini furono presi di mira come tiri al bersaglio e in centinaia furono massacrati dall’esercito zarista. Inoltre molti erano i russi presenti a New York che ricordavano e manifestavano contro l’orribile progrom del 1903 subito dagli ebrei di Kishinev e il successivo massacro di Tiraspol. Erano gli ultimi eccidi dei regnanti della Russia zarista che, di lì a poco, sarebbero stati destituiti dalla Rivoluzione d’Ottobre. Nell’East Side si erano rifugiati molti ebrei che vivevano e lavoravano in condizioni di povertà estrema con stipendi da fame: erano sconvolti dagli avvenimenti e dal fatto che le lobbies reazionarie americane intendevano aiutare in termini finanziari il potere degli zar. Ci furono tuttavia anche voci dissenzienti, infatti giunsero in America due delle voci più importanti del dissenso: una delle madri della Rivoluzione russa, Catherine Breshovsky e il poeta M. Gorkj. Questi intellettuali sostenevano anche fuori dai confini russi le ragioni di una rivolta contro l’inumanità degli zar, chiedendo il sostegno in favore dei rivoltosi. Dal 1907 Elizabeth non ancora maggiorenne si prodigò molto per l’IWW, viaggiando in tutto il Paese come delegata della sezione locale 179. Conobbe importanti personaggi del mondo sindacale e culturale dell’epoca che orbitavano nella galassia socialista e di lotta al padronato. Fra i tanti incontri Elizabeth, appena diciassettenne, si innamorò di un minatore, Jack Jones, sposandolo nel 1908. Nonostante le nozze continuò la sua attività sindacale senza interruzioni, partecipando a tutte le riunioni, tenendo comizi e organizzando strategie di lotta. Lo stesso Jones era un attivo organizzatore della sede locale dell’IWW. I due si erano stabilizzati per un po’ di tempo nella zona del Mesabi Range, una catena collinosa a nord di Duluth. Dopo appena un anno Elizabeth partorì un bimbo che morì poche ore dopo la nascita. Fra arresti e difficoltà di ogni genere la coppia non ebbe mai la possibilità di una stabilità familiare ed economica. Le loro attività frenetiche in difesa dei lavoratori nei famosi scioperi nel Mesabi Range, crearono grosse difficoltà per i due di trovare lavoro. Nonostante ciò le attività sindacali andarono avanti, soprattutto quella di Elizabeth, che continuava il suo ruolo di primissimo piano nelle proteste. Prese parte attiva alla lotta per la libertà di parola nel Montana e, successivamente, nella difesa della Costituzione a Spokane alla fine del 1909, dove furono compiute brutalità contro operai e sindacalisti da parte della polizia e del padronato in una zona ricca di miniere e legname, fra il Washington orientale e l’Idaho occidentale. Di nuovo incinta Elizabeth decise di separarsi da Jones, dopo solo due anni di matrimonio e una vita vissuta fra spostamenti e sporadiche coabitazioni.

L’Est era stato palcoscenico di grandi eventi per la classe operaia che dimostrava di avere consapevolezza delle proprie forze nel fronteggiare i padroni con la lotta sindacale. Un grande sciopero nel 1909 era stato organizzato nel centro dell’East Side di New York. Più di 20000 camiciaie erano scese a scioperare. Avevano fra i 16 e i 25 anni e lavoravano 56 ore settimanali con un impiego stagionale nelle cosiddette “fabbriche del sudore”, ambienti malsani e senza misure di sicurezza per le lavoratrici. Quell’evento storico fu denominato lo sciopero delle ragazze che si ribellavano soprattutto per il vergognoso trattamento economico che dovevano subire. Lo sciopero si protrasse per ben 2 mesi e la risposta delle autorità fu disumana: più di 1000 donne furono arrestate e 22 di loro internate nella Casa di Lavoro dell’Isola di Blackwell, un orribile avamposto di sofferenza e brutalità. Queste donne tuttavia riuscirono a ottenere un’enorme solidarietà nella società civile americana: fu il caso delle 500 maestre guidate da Henrietta Rodman, presidentessa della Teacher’s Association, che si riunirono nel New Amsterdam Theatre per dare il loro appoggio alle scioperanti con azioni pubbliche e sostegno economico. Dopo enormi sacrifici le operaie vinsero la loro battaglia e ottennero la soddisfazione delle loro richieste.

Dagli scioperi di Lawrence nel 1912 emerse un quadro davvero violento e selvaggio di un Paese diviso profondamente in sfruttati e sfruttatori. In questo percorso di lotta e di forti antagonismi crebbe la sensibilizzazione della gente sulle questioni sollevate dal mondo del lavoro. Lawrence divenne meta di giornalisti e scrittori e la narrazione di quei giorni, con gli oltraggi subiti dai lavoratori e dalle loro famiglie fu una cronaca straziante: senza dubbio rappresentò una delle pagine più buie dell’America di quegli anni. Allo sciopero dei tessili ne seguirono altri, soprattutto in quei luoghi di lavoro in cui era forte la presenza dell’IWW: si ricordano in particolare quello dei 16000 operai dei cotonifici Lowell e, un altro, in cui manifestarono più di 25000 lavoratori della New Belford. In queste fabbriche era preponderante la presenza femminile e le lavoratrici avevano fondato un giornale, Lowell Offering, in cui scrivevano i loro racconti di vita e le loro poesie. Una straordinaria testimonianza di sofferenze ma anche di speranze per un futuro migliore nella coscienza delle proprie rivendicazioni sindacali.

Nel 1913 Elizabeth cominciò una relazione con l’anarchico italiano Carlo Tresca, descritto come alto, snello, di bell’aspetto, trentenne, con una barba che gli nascondeva una brutta cicatrice sulla guancia provocata da una aggressione da parte di uno dei suoi innumerevoli nemici. Fu un sodalizio di sentimenti e di lavoro che durò per più di un decennio. Tresca trasferì il suo giornale a New York dove risiedeva un gruppo di italiani aderenti al movimento anarchico. Fra di loro c’erano anche molti simpatizzanti dell’IWW. Elizabeth e Carlo furono fra le guide dello sciopero del personale alberghiero nel centro di New York, a Broadway, organizzato da un sindacato indipendente dissociatosi dalla International of Hotel and Restaurant Workers dell’ALF. I due furono protagonisti anche a Paterson, nel New Jersey, durante gli scioperi dei lavoratori della seta. Dal 1828 molte furono le battaglie di questi lavoratori che riuscirono a ridurre le ore lavorative da 11 a 9, con l’abolizione di un sistema di multe che finiva per penalizzarli ancora di più dal punto di vista economico. Nelle proteste furono protagonisti in prima linea donne e bambini. Paterson era una città rossa, un centro di lotte straordinarie e meta di molti attivisti e sindacalisti. In quel contesto venivano stampati giornali e testi propagandistici politici che erano divenuti il riferimento principale di un nutrito gruppo di anarchici di assoluto valore, in maggior parte composto da italiani. Lo stesso Errico Malatesta aveva subito un attentato durante un comizio a Paterson e Luigi Galleani, fondatore di Cronaca Sovversiva e scrittore del libro Fine dell’anarchismo?, era stato promotore dell’organizzazione di scioperi già negli anni precedenti. Lo stesso Gaetano Bresci che attentò alla vita di Umberto I, uccidendolo, era partito proprio da Paterson. Prima del famoso sciopero del 1913 nella medesima città, Elizabeth aveva già avuto incontri e tenuto comizi per la rivendicazione dei diritti delle camiciaie della Helvetia Hall, iscrivendo ben 300 donne al sindacato dell’IWW. All’arrivo in città, Tresca, Patrick L. Quinlan del Socialist Party e la Gurley Flynn furono più volte arrestati e rilasciati dietro il pagamento di cauzioni, con l’accusa di cospirazione ai fini di promuovere riunioni illegali di persone, e di aver disturbato rumorosamente, sediziosamente e tumultuosamente la pace nel New Jersey. Le rivendicazioni avanzate da Elizabeth e Tresca insieme agli altri sindacalisti dell’IWW si basavano su più punti: i padroni avevano aumentato da 3 e 4 il numero dei telai alti a cui erano addetti i tessitori con l’obiettivo di elevare il rendimento di questi ultimi, di diminuirne il numero degli addetti e di mantenere inalterati gli stipendi. Elizabeth e i suoi colleghi volevano invece diminuire in 8 ore la giornata lavorativa, sia per tessitori di seta cruda e di nastri, sia per i tintori e aiuto tintori, per poi estendere tale disciplina a tutti gli altri che avevano le mansioni più disparate. Fra le rivendicazioni anche la denuncia delle discriminazioni subite dagli operai che aderivano ai sindacati e il raggiungimento della paga minima settimanale a 12 dollari. Più di 25000 operai si unirono alla lotta insieme a numerosissime donne, bambini e tanti immigrati italiani, tedeschi e di altre nazionalità. Più di un migliaio furono gli arresti e molti i processi ingiusti perchè le giurie erano composte da eminenti personaggi legati alle industrie tessili e ai potentati economici di quei luoghi. Durante il periodo degli scioperi di Paterson e di Akron, nell’Ohio, Elizabeth tenne un discorso in difesa di un attivista sindacale arrestato perchè inneggiava al sabotaggio come strategia di lotta. Proprio sul tema del sabotaggio Elizabeth aveva molto insistito, tanto che l’IWW nel 1915 pubblicò un opuscolo con alcune delle strategie di lotta che la sindacalista propugnava nei suoi comizi. Due anni dopo furono interrotte le stampe del libello per volere della stessa autrice. L’opuscolo infatti veniva usato con una certa ossessività in diversi processi contro gli aderenti dell’IWW: addirittura nel lontano 1952, a più di trent’anni dalla sua pubblicazione nell’udienza del Comitato di controllo per le Attività Sovversive contro il Comunist Party, venne riesumato il testo al fine di colpire il movimento sindacale e il partito comunista in assenza di prove concrete per la condanna di presunte attività sovversive. Quell’opuscolo rappresenta ancora oggi una interessante testimonianza per la descrizione delle pratiche e delle tattiche di lotta che, in generale, nulla avevano a che fare con il sabotaggio. Una era l’antica strategia scozzese denominata “ca’canny” che consisteva nel rallentare l’esecuzione del lavoro in fabbrica. Un’altra soluzione di lotta era quella della “bocca aperta”: il personale dei ristoranti e dei negozi riferiva al cliente quale fosse la qualità del cibo e della merce venduta. Un altro sistema era quello usato soprattutto dai lavoratori delle ferrovie, conosciuto come il “Libro delle Regole”: era uno strumento creato per proteggere le compagnie contro le cause per danni che facevano ricadere la responsabilità degli incidenti proprio sui lavoratori.

Il 1913 fu per Elizabeth e tutti gli attivisti sindacali un anno terribile per le stragi di innocenti che si verificarono in ben due occasioni. Una prima tragedia si ebbe nel Michigan, a Calumet, addirittura nel giorno di Natale. Le ausiliarie femminili aveva organizzato una festa per i figli dei minatori che, durante un falso allarme per un incendio, furono schiacciati durante la fuga in corridoi e scale strettissime: morirono 73 bambini. L’altro episodio riguardò invece uno sciopero di notevoli dimensioni nel 1914 e che durò circa un anno. Molti minatori erano stati sfrattati dalle loro case dalla Colorado Fuel and Irony Company, sussidiaria del gruppo Rockefeller. Questi ultimi si erano allocati in una tendopoli e venivano sorvegliati a vista da una milizia di vigilanti. Le donne dell’accampamento proprio per timore di un intervento notturno della milizia avevano creato un tunnel sotterraneo dove, di notte, facevano dormire i bambini. Infatti avvenne che la milizia decise di spargere liquidi infiammabili e appiccare il fuoco sulla tendopoli per terrorizzare i residenti e disperderli. Ben 13 bambini con due donne perirono nell’orrore delle fiamme. Gli accampamenti di Ludlow e Forbes rimasero completamente bruciati. Le milizie completarono l’eccidio uccidendo 30 minatori che ingaggiarono combattimenti con gli aguzzini nel tentativo di l’incendio. In tutti gli Stati Uniti furono indette manifestazioni contro la Standard Oil Company e i Rockefeller per l’assassinio di innocenti e minatori che rivendicavano semplicemente una vita più dignitosa. Non un solo membro della Guardia Nazionale fu condannato per quel crimine. Al contrario Elizabeth subì persecuzioni incredibili e, John Lawson fondatore della United Mine Workers, fu processato nel 1915 con l’accusa di aver consegnato armi a esponenti presenti nella tendopoli di Ludlow, provocando la morte di una guardia mineraria nel corso di uno scontro. Vi fu un’enorme indignazione popolare in tutto il Paese contro i Rockefeller. Lawson venne liberato dal Procuratore generale del Colorado nel 1918, quando fu provato che le accuse nei confronti del sindacalista erano state falsamente dedotte con un’attenta opera di depistaggi per evitare che i veri responsabili degli eccidi venissero puniti. Fu un’opera di distrazione che veniva molto spesso praticata dalle forze di polizia e dagli istituti giudiziari. A New York, nel 1914, lo scrittore Upton Sinclair e la suffragista Elizabeth Freeman marciarono vestiti a lutto a capo di un corteo numerosissimo per manifestare sotto gli uffici della Standard Oil e la residenza dei Rockefeller.

Allo scoppio della Grande guerra in Europa, Elizabeth e l’IWW decisero di schierarsi contro ogni evento bellico, assumendo una posizione internazionalista e pacifista che condannava l’opzione della guerra come strumento di soluzione delle crisi politiche e di sfruttamento dei territori trasformandoli in colonie e protettorati. Negli Usa come nel resto del mondo si ebbe un massiccio schieramento interventista che si ispirava a principi di patriottismo e di espansione territoriale ed economica. Nel 1916 a San Francisco un fronte anti-sindacale organizzò una marcia per celebrare il Preparendness Day, cioè una chiamata all’esser pronti per la guerra. Durante la parata venne lanciata una bomba che uccise una decina di manifestanti e ferì circa quaranta persone. I veri responsabili dell’eccidio non furono mai individuati. Tuttavia come è accaduto sistematicamente in questi momenti di disordine furono accusati leaders dell’opposizione: Tom Mooney e la moglie Rena, socialisti, Warren B. Billings, presidente della Shoe Workers Union, Ed Nolan, dell’Internazional Association of Machinists e Israel Weinberg, membro del Comitato esecutivo della Jitney Operators Union. In particolare su Moonley pendevano colpe gravissime: fu accusato di 8 omicidi e, nel gennaio del 1917, fu dichiarato colpevole con la pena dell’impiccagione. Molti sindacati e una parte consistente della società civile, non solo americana, si mobilitarono per quest’uomo ritenendo le prove a suo carico sfacciatamente contraddittorie. Le manifeste incongruenze delle prove emerse durante il processo a carico degli accusati e la scoperta di un’azione denigratoria e mendace da parte di un testimone-chiave consentirono la commutazione della pena di morte in ergastolo. La lotta per riportare alla libertà i quattro innocenti sarebbe durata per altri 23 anni, nonostante vi furono diversi appelli di revisione del processo dalle più alte cariche istituzionali, fra cui anche il Presidente degli Stati Uniti.

Elizabeth e Carlo Tresca subirono nel corso di quegli anni numerosi arresti. Il ventennio del nuovo secolo fu caratterizzato da fenomeni di gravi violenze, culminate spesso in linciaggi e soprusi di ogni genere nei confronti di innocenti civili che non dimostravano di essere allineati con le scelte governative. Anche negli USA crebbe un sentimento di paura molto diffuso fra la gente, alimentato da macchinazioni ben orchestrate per dividere la massa della popolazione in sabotatori dell’ordine e patrioti che invece intendevano rafforzare lo stato con imprese belliche. Era chiaro che interessi economici rilevantissimi da parte di molte lobbies industriali fomentavano la corsa agli armamenti e il desiderio di conquistare territori utili allo sfruttamento delle risorse. Molti furono gli arresti indiscriminati, le persecuzioni e i processi-farsa contro oppositori, socialisti e anarchici. Erano sistematici gli attacchi ai sindacati e a coloro i quali si opponevano alla guerra. I cosiddetti rossi, anarchici, socialisti, IWW e progressisti furono messi alla gogna da una campagna mistificatrice che li vedeva perseguitati in ogni settore della società americana. In quel periodo era molto semplice etichettare i dissenzienti come bolscevichi e sabotatori rivoluzionari. Centinaia di IWW e socialisti furono trascinati in prigione e processati a Chicago, Omaha, Sacramento, Wichita e Spokane. La stessa sorte toccò alla socialista Kate Richards O’Hare, unica donna nel comitato nazionale del Socialist Party a essere condannata nel North Dakota, subendo una pena di 5 anni solo per aver scoraggiato l’arruolamento fra i giovani che dovevano partire in guerra. Nella stessa occasione Emma Goldman e Alexander Berkman furono condannati a due anni di reclusione con la grave accusa di cospirazione per aver violato la legge sull’arruolamento organizzando una No-Coscription League. La stessa sorte toccò alla suffragista Marie D. Equi, addirittura condannata dopo l’armistizio del conflitto bellico in base all’Espionage Act. Furono incarcerati nazionalisti irlandesi, nazionalisti hindu, obiettori alla guerra, politici e attivisti sindacali, i seguaci del giudice Rutherford come iscritti alla International Bible Association, i membri delle sette degli amish e dei mennoniti. Più di 50 iscritti all’IWW vennero addirittura deportati nell’anniversario della nascita di Lincoln, grazie al Deportation Act del 1918. Fu il Congresso che approvò questa legge repressiva a cui succederanno lo Smith Act, il McCarran Act e il McCarran-Walter Act: queste leggi prevedevano la deportazione di cittadini stranieri che si erano dichiarati anarchici o semplici oppositori a un regime costituito. La stessa sorte toccava a chi avesse propagandato e teorizzato il rovesciamento del governo degli Stati Uniti o chi facesse parte di organizzazioni sindacali radicali. Molte furono le retate e le persone schedate secondo un sistema di persecuzione orchestrato da un procuratore generale che si chiamava A. Mitchell Palmer. Obiettivi di queste retate erano le sedi sindacali e i luoghi di incontro di attivisti politici, le associazioni come la Union of Russian Workers dove insegnanti, studenti e cittadini comuni furono bendati e trasferiti in carcere prima di essere deportati nei loro Paesi. La violazione dei diritti civili assunse dimensioni macroscopiche e inaccettabili. Nel 1919 vi fu la famosa deportazione sul mercantile Buford, dove almeno 250 persone alla vigilia di Natale furono imbarcate verso i loro paesi d’origine, con ordini sigillati che il capitano della nave avrebbe dovuto aprire in mare aperto. Il 2 gennaio del 1920 fu orchestrata un’operazione di enormi dimensioni in tutti gli Stati Uniti che prevedeva, con brutali persecuzioni e rastrellamenti senza mandati di cattura, l’arresto di personaggi ritenuti dissidenti o molestatori dell’ordine pubblico. Finirono in prigione almeno 10.000 persone. La maggior parte degli arrestati furono rinchiusi ad Ellis Island a New York, a Deer Island a Boston, a Fort Wayne nel Michigan e in altre località disseminate in tutto il Paese. L’Espionage Act fu una misura drammatica che consentì, dal 1917, violenze indiscriminate e atti liberticidi contro comuni cittadini. Non furono risparmiate dalla furia persecutoria moltissime donne che, accusate di essere delle sovversive, furono pubblicamente malmenate, incatramate e coperte di piume, infine costrette a baciare pubblicamente la bandiera. Alcune furono deportate, altre subirono la prigionia in luoghi fatiscenti e degradanti. Solo nel 1924 il procuratore generale Harlan F. Stone riorganizzò il Dipartimento di Giustizia americano, mettendo fine alle persecuzioni e alla sospensione dei diritti civili di comuni cittadini.

Nel 1919 Elizabeth Gurley Flynn si occupò del caso dei due italiani anarchici Sacco e Vanzetti. Questi due operai erano stati incriminati per gravi reati: rapina e un duplice omicidio. La loro storia rimane emblematica per la comprensione del contesto sociale e politico di quei tempi, caratterizzato da persecuzioni indiscriminate e caccia alle streghe. Elizabeth lottò per ben 7 anni nel tentativo di far conoscere l’ingiustizia di una sentenza già scritta nei confronti di questi due lavoratori immigrati. Si prodigò per la loro liberazione con azioni pubbliche e cercando di coinvolgere esponenti delle istituzioni che si erano dimostrati favorevoli ad aiutarla in questa battaglia. All’epoca dei fatti era segretaria alla Workers Defense Union di New York. Il Comitato italiano per la Liberazione di Sacco e Vanzetti chiese di organizzare raduni con oratori in lingua inglese e di trovare un avvocato che condividesse le idee degli imputati per svolgere al meglio la loro difesa. Elizabeth riuscì anche nel compito di arruolare come avvocato Fred Moore che aveva difeso con successo molte cause di lavoratori arrestati o discriminati nei loro luoghi di lavoro. La storia di questi due uomini ha segnato un’epoca e ha ristabilito una verità, purtroppo postuma, che ha riguardato lo scenario di ingiustizie e sopraffazioni che i lavoratori e i dissidenti politici hanno subito nel corso degli anni. L’ingiustizia che vide coinvolti i due anarchici italiani fu condannata in tutto il mondo e le ambasciate americane vennero sommerse da missive di protesta.

Elizabeth e Carlo Tresca nel 1925 posero fine alla loro storia. Gli arresti continui e la relazione tempestosa fra i due finì per logorare un sodalizio importante che li aveva visti sempre in prima linea per la difesa dei lavoratori. Carlo Tresca venne assassinato dopo alcuni anni per ordine della mafia. Nel 1923 aveva subito l’ultimo arresto per la pubblicazione di un libello in italiano sul controllo delle nascite, provvedimento reso possibile dal Federal Obscenity Law. In patria Tresca aveva conosciuto Mussolini durante la sua militanza nel partito socialista e, dopo la marcia su Roma, molto si prodigò contro il Duce e il fascismo ritenendolo un movimento feroce, populista, reazionario e razzista. Nel 1921 grazie al suo contributo sorse in America un movimento unitario antifascista, un blocco di vaste proporzioni che vedeva al suo interno personaggi come Arturo Giovannitti, Pietro Allegra e Carlos Contrera futuro leader, dopo la sua deportazione, del Partito Comunista a Trieste. Negli anni Trenta, Elizabeth diede inizio a una intensa attività politica aderendo all’American Communist Party, dal quale verrà espulsa pochi anni dopo. Durante il decennio successivo scrisse per il Daily Worker curando una rubrica quindicinale che rivendicava migliori opportunità lavorative ed economiche per le donne, occupandosi di questioni di genere e pubblicando un libro intitolato Women have a date with destiny. Creò centri di assistenza soprattutto per donne afroamericane e madri lavoratrici, difendendosi, con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, dall’accusa di spionaggio.

Nel 1942 si candidò promuovendo i diritti delle donne al Congresso per lo stato di New York ottenendo cinquantamila voti. Negli anni ‘50, in piena epoca maccartista, fu arrestata con altri dodici membri del Communist Party e condannata per aver violato lo Smith Act Alien Registration del 1940, una legge sull’immigrazione. Fu incarcerata nel riformatorio federale femminile di Alderson in Virginia, per due anni fino al 1957. Nel 1955 aveva pubblicato la sua autobiografia I speak my own piece. Autobiography of the rebel girl. My first life. Nel 1961 fu eletta presidente del comitato nazionale del Communist Party, prima donna a ricoprire l’incarico che mantenne fino alla morte.

Morì a Mosca il 5 settembre del 1964. Le fu riservato un funerale solenne nella Piazza Rossa e le sue ceneri vennero tumulate nel cimitero di Waldheim, a Chicago, secondo le sue ultime volontà accanto alle tombe dei militanti dell’IWW: Eugene Dennis, William Haywood e gli Haymarkets Martyrs, impiccati negli anni Ottanta durante le lotte per l’ottenimento della giornata lavorativa di otto ore. Un altro destino.

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