L’ex vicepresidente Commissione Sanità del Senato: «Covid, dittatura dell’informazione»

Maurizio Romani, medico ed ex vicepresidente della Commissione Sanità del Senato, consegna alla sua pagina Facebook parole durissime nei confronti del decreto con cui il governo finanzia radio e tv che si impegnano a diffondere comunicazioni istituzionali sull’allarme.

«È veramente scandaloso!! – scrive in un postSiamo arrivati ad una dittatura dell’informazione, gestita direttamente dal governo che, con un decreto decide di destinare 50 milioni di Euro alle “Emittenti radiofoniche e televisive locali che si impegnano a trasmettere i messaggi di comunicazione istituzionali relativi all’emergenza sanitaria…. connessi alla diffusione del contagio da Covid-19…… in base alle graduatorie per l’anno 2019, approvate ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 23 agosto 2017, n.146, con l’elenco degli importi spettanti”».
«Poi continua con il comma 3 dell’articolo 1 dove si scrive: “Le emittenti radiotelevisive locali beneficiarie si impegnano a trasmettere all’interno dei propri spazi informativi i messaggi di comunicazione istituzionale relativo all’emergenza sanitaria che saranno resi disponibili tramite l’applicazione piattaforma messa a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico. La Presidenza del Consiglio – Dipartimento per l’informazione è per l’editoria alimenterà periodicamente tale piattaforma…”».

E Romani nel suo post prosegue scrivendo:
«Al comma 4 dell’articolo 1: “Il numero minimo dei messaggi che ogni emittente si impegna a trasmettere è fissato diversamente in ragione del contributo concesso….”. Quindi più né trasmette è più soldi riceve. Possiamo considerare questa una informazione libera e indipendente? Sì, nello Stato Libero di Bananas!! In un Paese Democratico questa non è informazione, si chiama propaganda e la cosa più grave è che viene fatta dal Governo, nemmeno dal Parlamento, e con i soldi dei contribuenti che appartengono a tutte le forze parlamentari».
«Inoltre non ci sfugga che in base alle graduatorie approvate nel 2019, vengono fortemente avvantaggiati i grossi gruppi editoriali che hanno in mano le emittenti radiotelevisive private più ricche e quindi la più grande fetta di questi 50 milioni andrà ai soliti imprenditori, che di questi “regali” hanno meno bisogno – prosegue l’ex senatore Romani – Le emittenti locali che non hanno questi imprenditori alle spalle e che fanno realmente una libera informazione, spesso in contrasto con il sistema mainstream non riceveranno un Euro, dato che si rifiuteranno liberamente di fare propaganda e continueranno a fare informazione, come tutti i giornalisti degni di questo nome dovrebbero fare. Ma a cosa mira realmente questo “Piano di Comunicazione governativo”? A dare una parte della comunicazione nazionale a spese dello Stato ad alcune emittenti grandi e medio-grandi collegate tra loro sul territorio, per diffondere il pensiero unico. E questo è un progetto pericolosissimo messo in atto da un Governo neoliberale che si è insediato dietro una falsa retorica “del cambiamento”, ma che non sta cambiando niente, anzi stanno riconfermando tutto quello che era il peggio, riuscendo a peggiorarlo ulteriormente».
«Stanno facendo un regalo ai gruppi collegati a Mediaset, a Fininvest, che non perdono occasione per accaparrarsi i finanziamenti dello Stato, mentre i “piccoli” che rifuggono dal pensiero unico e che sono quelli che ne avrebbero veramente bisogno per la loro sopravvivenza, restano senza sovvenzioni, perché non allineati. Tutto questo porta la firma del ministro Patuanelli e della sua cordata: grande capacità di cambiare il mondo stravolgendolo in peggio!».
«Penso che se qualche avvocato amministrativista legge questo post e di conseguenza il Decreto Legge, riesca a trovare gli estremi giuridici per fare un ricorso al TAR, dove abbiamo già avuto ampia dimostrazione che ci sono molto giudici in grado di fermare questa “pioggia” di milioni di Euro verso i soliti noti che faranno delle pubblicità per il governo ad un prezzo che a volte supererà di 10-20 volte il prezzo di mercato – prosegue ancora Romani – Ma si sa, per il “cambiamento” non bada a spese, dato che abbiamo risparmiato con la riduzione del numero dei parlamentari, perdendo semplicemente un po’ di democrazia.
Ma comunque, non sarebbe meglio non dare soldi pubblici a chi fa comunicazione, condizionando così le loro scelte editoriali, ma dare invece delle agevolazioni fiscali, riducendo ad esempio i contributi per i collaboratori dipendenti attraverso una moratoria».
«Un grande grazie a tutti coloro che fanno informazione libera e mi danno la forza di continuare a credere che prima o poi usciremo da questo incubo, non migliorati, non diversi, semplicemente più decisi a difendere quei valori che ci hanno fatto crescere e per i quali in ogni famiglia ci sono padri, nonni o bisnonni che hanno dato la vita per difenderli!».

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