Zona rossa

Alla fine mi sono trovato di nuovo in zona rossa, con tutti i disagi e le tensioni da manuale. Allora per sciogliere sia gli uni che le altre (e anche per la salute fisica) cammino.  Per mia fortuna il luogo in cui vivo mi offre la possibilità di farlo sulle porte di casa.

di Maurizio Nai, circolo Mdf di Cuneo

E lungo i sentieri di campagna trovo questa cosa un po’ inquietante, degna di un romanzo di S.King, con il simpatico dubbio che, nonostante le rassicurazioni date all’amministrazione comunale, potrebbe nel futuro diventare una antenna 5G.

Un poco di scoramento mi prende, nel verificare la disparità di forze tra il mio (e di altri e altre) essere attivista della decrescita  felice e tutto ciò che rema in direzione ottusamente crescista. Ancora di più in questo momento che, se da un lato vede l’aumento della consapevolezza in tante persone, dall’altro impedisce e frena le azioni di diffusione delle idee decrescenti, confinandole forzatamente nel mondo digitale, spesso soffocate dall’affollamento e dal “rumore” tipici di questo ambito.

Ma il contatto reale con la natura aiuta ad aprire gli occhi, in senso fisico e anche interiore.  Così, a dieci metri dal mostro, ho visto una cosa consueta e apparentemente banale, quasi scontata nell’erba come un soffione di tarassaco.

Per mia formazione e natura penso, o meglio, so che ogni forma naturale va oltre la sua semplice dimensione materica, ma vive inserita in qualcosa di più grande che ognuno è libero di chiamare come vuole, ma che è innegabilmente presente.

L’associazione è immediata.  Quel soffione, delicato e fragile, è destinato ad essere accarezzato e smembrato dal vento, in apparenza vivendo la fine del proprio essere.  Ma i suoi semi, condotti dall’aria andranno sparsi in giro a ricreare la bellezza futura tutto intorno. Senza ordine, solchi e metodo, ma casualmente. Così lo scoramento finisce e, ancora una volta, il mio agire si riempie di senso. Non è dato sapere quando dove e come darà frutto, ma certamente lo darà.

E il “chi te lo fa fare”, oltre alla spinta etica, assume una nuova dimensione più alta e profonda.

Ricordo un racconto da un libbricino di J.Joergensen (un luterano convertito ai cattolicesimo) che incrociai da ragazzino, intitolato “Il filo dall’alto”.

La storia di un ragno che, nel costruire la sua grande ragnatela, sempre più vasta e complessa, si compiace, in modo  sempre più arrogante, del proprio lavoro e  percorre, controlla e ingrandisce la sua tela. Fino, un giorno, ad imbattersi in un filo anomalo, che va verso l’alto, oltre la sua vista.  Pensando che sia un vecchio filo inutile dei suoi inizi giovanili, con un colpo netto lo taglia. E la ragnatela inizia il suo disfacimento.

Ora, al di là, di una interpretazione religiosa (che, nello specifico, non mi appartiene, perlomeno in quella forma) questa storia l’ho interiorizzata. Ancora oggi spiega e giustifica le mie azioni. E mi salva dalle ipocondrie e dalle malattie interiori (come direbbe F.Battiato).

Non ci può essere Decrescita Felice senza Spiritualità.

“(C’è) chi ritiene che soltanto un grande potere riesca a tenere il male sotto scacco, ma non è ciò che ho scoperto io. Io ho scoperto che sono le piccole cose, le azioni quotidiane della gente comune, che tengono a bada l’Oscurità. Semplici atti di gentilezza e amore. Perché Bilbo Baggins?  Forse perché io ho paura e lui mi dà coraggio.”

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