La crisi come la guerra: arriva sempre dall’alto

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

PERCHE’ I POPOLI SONO COSTRETTI A SUBIRE I GRANDI CAMBIAMENTI DELLA STORIA?

“Ci hanno costretti a fallire”, Richard Fuld ex amministratore delegato di Lehman Brothers, lo confessò poi pubblicamente: la crisi del 2008, innescata dal crack della banca d’affari di cui era amministratore delegato, fu una scelta politica (1). Il governo americano poteva salvarla, ma la lasciò al proprio destino e ciò significò lo scatenarsi di uno tsunami finanziario devastante che poi si trasformò in una pandemia economica che travolse (quasi) tutto il mondo. Mentre 7.700 miliardi di dollari immessi sul mercato bancario a tassi quasi zero dalla Federal Reserve salvavano Wall Street (2), milioni e milioni di lavoratori venivano coattamente arruolati nell’esercito di riserva della disoccupazione, per quella guerra che gli economisti hanno affidato alla Storia come “grande recessione”, ma che ancora non si è mai fermata: un progressivo e costante trasferimento di ricchezza dai salari ai profitti, dal lavoro al capitale vincente, quello finanziario, centralizzato e concentrato in poche mani, seppur quotate.

Le crisi, così come le guerre, sono processi che arrivano dall’alto.

Il sindacalista americano Eugene Victor Debs ebbe il coraggio di gridarlo ad alta voce, proprio mentre il governo si riforniva di giovane carne da cannone da inviare sul fronte europeo. Senza mezzi termini, Debs arringò la folla al Nimisilla Park di Canton, Ohio. Era il 16 giugno 1918:

“I baroni feudali del Medioevo, i predecessori dei capitalisti dei nostri giorni, hanno dichiarato tutte le guerre. E i loro servi miserabili hanno combattuto tutte le battaglie. Ai poveri, ai servi ignoranti era stato insegnato a riverire i loro padroni, a credere che quando i loro padroni dichiaravano guerra gli uni agli altri, era loro dovere patriottico cadere gli uni sugli altri e tagliarsi la gola a vicenda per il profitto e la gloria dei signori e dei baroni che, allo stesso tempo, li disprezzavano. E questa, in poche parole, è la guerra. La classe dominante ha sempre dichiarato le guerre; la classe subordinata ha sempre combattuto le battaglie. La classe dominante ha avuto tutto da guadagnare e niente da perdere, mentre la classe subordinata non ha avuto niente da guadagnare, ma tutto da perdere, specialmente le loro vite” (3).

Eugene Victor Debs parla a Canton, Ohio, USA (1918)
Eugene Victor Debs parla a Canton, Ohio, USA (1918)

Debs fu arrestato e condannato a dieci anni di reclusione per aver ostacolato il reclutamento coatto di giovani vite da gettare in pasto alle trincee della prima guerra mondiale, ciò che Papa Benedetto XV, appena un anno prima, aveva definito una “inutile strage” (4). In verità, la guerra produce sempre utili. Un’arma distruttiva per molti, ciò che crea immensi affari e grande disordine, per cercare di produrre nuovi equilibri, e un nuovo ordine.

Il Presidente USA Thomas Woodrow Wilson (Foto di Harris & Ewing, 1919)
Il Presidente USA Thomas Woodrow Wilson (Foto di Harris & Ewing, 1919)

In quel caso, tramontò l’eurocentrismo, il ruolo della vecchia Europa quale guida propulsiva dei processi del mondo. Ne scaturì la Società delle Nazioni ciò che il presidente americano Woodrow Wilson identificò ufficialmente come vettore di pace e giustizia universale; ma il marketing non è soltanto qualcosa di contemporaneo che serve a vendere normali tubetti di dentifricio quali miracolosi e scintillanti toccasana per dentature ormai più che usurate. Il linguaggio politico, che oggi è esclusivamente quello mediatico, ha sempre contenuto qualcosa da scoprire e da decifrare. Se ne accorse anche Antonio Gramsci, che definì la nuova infrastruttura giuridica e istituzionale internazionale dell’epoca, quell’invenzione americana da imporre ai vinti nel primo dopoguerra, come la risposta alle necessità del nuovo capitalismo vincente:

Woodrow Wilson è arrivato alla presidenza degli Stati Uniti per rappresentarvi gli interessi politici di un ceto capitalista che è la quintessenza del capitalismo: i produttori non protetti, e che non possono essere protetti; gli industriali che esportano, che hanno bisogno di nuovi mercati, che possono essere danneggiati nel loro vigoroso e spontaneo sviluppo dai protezionismi degli altri paesi. La loro ideologia politica è la democrazia liberale e liberista, che nelle penultime elezioni ha sconfitto la democrazia radicale, affaristica, trustaiola, protezionista (5).

Vincitori, vinti e dominati: è il fiume carsico della Storia che ciclicamente sfocia nella crisi del presente specchiandosi nel passato, in un’epoca antica di vittorie e di sconfitte, di confronti e di duelli. Atene, così democratica, imperialista e cosmopolita; Sparta, oligarchica e nazionale.

I dominati, quando ben motivati, si sono da sempre adattati a tutto: è giunta l’epoca in cui dovevamo esser mandati al macello nelle trincee; quella in cui il solo divertimento sembrava non dover finire mai, quando ci hanno lasciati alla movida perpetua, immersi nella “società dello spettacolo”. Oggi camminiamo mascherati per strada, limitando ciò che è il confine tra la vita, la malattia e la morte: il nostro respiro.

La folla è un gregge servile che non potrebbe mai fare a meno del padrone” (6),

Gustave Le Bon, antopologo, psicologo e sociologo

così lo psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon, definiva la massa nel suo rapporto con chi gestisce davvero il potere, era il 1895.

“ “Lo Stato sono io” proclamava Luigi XIV all’epoca in cui i re detenevano un potere assoluto, e in sostanza aveva ragione, ma da allora i tempi sono cambiati. La macchina a vapore, la stampa e l’alfabetizzazione di massa – il tridente della Rivoluzione industriale – hanno strappato il potere ai sovrani per consegnarlo al popolo che lo ha ricevuto in retaggio. In effetti la forza economica spesso si traduce in autorità politica e la storia della Rivoluzione industriale rivela come essa sia passata dal trono e dall’aristocrazia alla borghesia. Il suffragio universale e la generalizzazione dell’istruzione hanno in seguito rafforzato questo processo, al punto che a sua volta la borghesia incomincia a temere il popolo minuto, le masse che si ripromettono di giungere al potere. Oggi tuttavia si profila una reazione, la minoranza ha scoperto di poter influenzare la maggioranza in funzione dei suoi interessi, ormai è possibile plasmare l’opinione delle masse per convincerle a orientare nella direzione voluta la forza che hanno da poco acquisito. Un processo inevitabile, data la struttura attuale della società. La propaganda interviene necessariamente in tutti i suoi aspetti rilevanti, che si tratti di politica, di finanza, di industria o agricoltura, delle attività assistenziali o dell’educazione” (7).

Parole di Edward Louis Bernays, uno dei maestri della moderna scienza della comunicazione che lui stesso chiamò “Propaganda”: saper vendere dentifrici, può significare governare un popolo. Era il 1928, e la lezione elitaria ma più che realistica di Gustave Le Bon aveva già fatto molta strada:

“Oggi ci preoccupiamo a dismisura delle minacciose richieste delle folle, delle distruzioni e degli sconvolgimenti che fanno presagire: il tempo si incaricherà da solo di ristabilire l’equilibrio” (8).

Intanto, grazie ai giornali, alla radio e al cinema, i capi carismatici del tempo fomentavano le masse, non solo per fargli accettare la guerra, ma soprattutto per fargliela acclamare. E sarebbe stato il secondo conflitto mondiale, che portò con sé nuovi equilibri ed un nuovo ordine, ottenuto sul sangue di quei popoli che si erano affidati ciecamente ai loro condottieri: la colpa ci fa accettare i sacrifici, la paura li rende necessari, la speranza li legittima, il tradimento li rende permanenti.

Le coraggiose parole di un giusto, Eugene Victor Debs, alla folla del Nimisilla Park di Canton, testimoniano una volta di più, come le guerre si combattano in basso, quando in realtà sono già state dichiarate in alto.

E ormai, si tratta esclusivamente di soldi. Secondo l’economista Milton Friedman:

Soltanto una crisi produce vero cambiamento” (9).

Imporre un nuovo sistema significa dichiarare guerra; portare quel dato sistema a dei rapidi e irreversibili cambiamenti è impossibile, senza una crisi che li renda necessari ed inevitabili.

Gli Imperi del futuro sono quelli della mente (10)”. Winston Churchill nel suo famoso discorso del 6 settembre 1943, di fronte alla comunità accademica di Harvard, fece intendere non solo che il comando militare angloamericano impegnato a vincere la seconda guerra mondiale era e sarebbe stato un qualcosa di indissolubile anche nel dopo, ma che le nuove colonizzazioni e le nuove conquiste sarebbero arrivate attraverso l’esportazione della cultura, a partire dalla lingua: la lingua inglese.

“Tali piani, offrono bottini molto migliori che portar via le province o le terre di altre popoli o schiacciarli nello sfruttamento (11).” Il leggendario Churchill ci stava anticipando ciò che avremo vissuto anche da futuri teledipendenti?

“Noi siamo in gran parte governati da uomini di cui ignoriamo tutto, ma che sono in grado di plasmare la nostra mentalità, orientare i nostri gusti, suggerirci cosa pensare. Ci governano in virtù della loro autorità naturale, della loro capacità di formulare le idee che ci servono e della posizione che occupano nella struttura sociale. Poco importa come reagiamo individualmente a questa situazione, poichè in tutti gli aspetti della vita quotidiana, dalla politica agli affari, dal nostro comportamento sociale o ai nostri valori morali, di fatto siamo dominati da un piccolo numero di persone capaci di comprendere i processi mentali e i modelli sociali delle masse. Sono loro che tirano le fila, controllano l’opinione pubblica, sfruttano le vecchie forze sociali esistenti, inventano altri modelli per organizzare il mondo e guidarlo (12).

Così scriveva il nipote di Sigmund Freud, ossia Edward Louis Bernays, proprio mentre si incominciavano ad intravedere i primi apparecchi televisivi nel Regno Unito e negli Usa.

E non è la razionalità il sentimento principale che trasmette la potenza del video, ma l’emotività, le emozioni.“Studiando l’immaginazione delle folle, abbiamo visto che esse si lasciano impressionare soprattutto dalle immagini (13)”. Scrive ancora Gustave Le Bon:

“Un’ondata di panico, un movimento inconsulto di poche pecore si estende subito a tutto il gregge. Anche nella folla umana qualsiasi emozione è istantaneamente contagiosa, ed è questo a spiegare la subitaneità del panico (14).

Città semideserte, milioni e milioni di persone rintanate nelle proprie abitazioni o che marciano speditamente per arrivarci. Esseri umani che accettano la limitazione persino al proprio respiro per adeguarsi a regole insane e respingere la paura della morte. Rassegnati, si ritirano dalla vita civile, rinunciano alla socialità e si consegnano all’ignoto, mentre l’economia reale, di cui essi stessi per la maggior parte vivono, va spegnendosi nel coprifuoco. Come in guerra.

“Non è il bisogno di libertà ma quello di obbedire e servire a dominare oggi l’anima delle folle, che hanno una tale sete di obbedienza da sottomettersi istintivamente a chi si dichiara il loro padrone (15),

argomentava lucidamente Gustave Le Bon. Era il 1885, ma assomiglia così tanto al 2020.

Strano ma vero, eppure alcuni nomi illustri dei nostri tempi ci avevano già avvisato. Da diversi anni continuavano a dire che una gravissima crisi sarebbe presto arrivata, un po’ com’è successo con la seconda ondata di Covid-19: “inevitabile”. Pochi esempi, ma significativi, non solo il nostro compatriota Carlo De Benedetti (2016), grande finanziere ed editore, ma anche importanti istituzioni come il Fondo Monetario Internazionale (FMI), prima con Christine Lagarde (2017) – passata nel frattempo a dirigere la Banca Centrale Europea – e poi con Kristalina Georgieva (2019): scoppierà una crisi economica peggiore di quella del 2008.

Kristalina Georgieva, Direttrice operativa del FMI
Kristalina Georgieva, Direttrice operativa del FMI

È lo stesso Fondo Monetario Internazionale che aveva previsto, durante il periodo di lockdown globale della scorsa primavera la peggiore flessione dalla Grande Depressione”  . Ed è ancora lo stesso Fondo Monetario Internazionale che tramite “una riservatissima relazione”, arrivata nei giorni scorsi al governo italiano, consiglia un nuovo blocco dell’economia nazionale: “la crescita dei contagi può essere peggio di una nuova chiusura (16).

Il concetto viene ribadito nel suo report periodico sull’economia globale:

i costi economici a breve termine dei lockdown potrebbero essere compensati da una più forte crescita a medio termine, con possibili effetti complessivi positivi sull’economia (17).

Il World Economic Forum, che riunisce annualmente il gotha della finanza internazionale, discuterà ufficialmente “Il Grande Reset” dell’economia mondiale, una nuova fase del capitalismo, quello vincente.

La crisi come la guerra arriva sempre dall'alto

Eppure, da anni, il capitalismo finanziario e multinazionale, ci aveva già fatto capire cosa avrebbe desiderato.

2018: secondo uno studio della banca d’investimento svizzera Ubs, rilanciato da BusinessInsider, entro il 2030, il food delivery (ossia il cibo pronto consegnato a domicilio) farà sparire i ristoranti e “ucciderà la cucina”, per adesso viva e vegeta nelle nostre case.“Le piattaforme online hanno già rivoluzionato diversi settori, dalla vendita al dettaglio all’industria dei taxi e potrebbero fare lo stesso col food. In futuro le persone potrebbero andare meno al ristorante e questo significa che molti ristoranti potrebbero chiudere, altri diventare ancora più forti” (18).

“Amazon, Google e Apple smantelleranno completamente il settore sanitario nella forma che conosciamo (…): quello che sta succedendo in una sorta di modo trasparente è la trasformazione delle nostre case in cliniche” (19). Parola di Amy Webb, docente all’Università di New York, presente al Forum di Davos in epoca ante Coronavirus.

Mesi di clausura forzata, altri di clausura condizionata. Mentre l’economia reale è in ginocchio, le borse valori non hanno mai serrato le attività. E le multinazionali del web, dall’Occidente all’Oriente, volano. Ce lo mostra un recente studio di Mediobanca:

E lo Stato, confinato in smartworking è pronto alla prossima estinzione, anche fisica, delle sue istituzioni?

L’obiettivo è digitalizzarlo coattamente come fosse un’azienda qualsiasi. “Tre mesi come trent’anni”, parola di Carlo Mauceli di Microsoft. Secondo il governo italiano, si arriverà presto al 70%.

Mentre Amazon assume e reinveste i profitti record per implementare la guida autonoma nella consegna degli ordini, focolai di positivi al Covid-19 divampano nelle aziende che si occupano della logistica, dopo aver effettuato tamponi a tappeto.

Le nostre città si stanno trasformando in un cimitero economico: vediamo bar, ristoranti e vendite al dettaglio che chiudono, se non ancora per fallimento, per un’ordinanza regionale di pubblica sicurezza. Allo stesso tempo, sfrecciano per le strade deserte i fattorini mal pagati di Glovo e UberEats, i nuovi ciclotaxi del cibo. Forse erano giuste le previsioni della banca d’affari Ubs: la cucina rischia davvero di morire. E quindi, pure la tradizione.

Gli studenti di mezzo mondo, ormai frequentano la scuola virtuale su Google, che è già pronta anche a licenziare proprie lauree (20). Ecco cosa impareranno della vita gli adulti di domani: la normalità è digitale, mentre la realtà è distanziamento sociale.

Ormai rischia di avverarsi anche quanto scritto nel 2019 dal quotidiano della Confindustria italiana, che seguendo le ricette del FMI, profetizzava: “La crisi prima o poi arriverà”. Che fare? “L’eliminazione del contante (21)”.

È di pochi giorni fa, l’annuncio del presidente della Banca Centrale Europea Lagarde: “La Bce sta guardando seriamente a un euro digitale (22).

Soprattutto i casi eclatanti di Bielorussia e Italia, testimoniano come le classiche politiche di austerità, in genere cronologicamente imposte dal Fondo Monetario Internazionale a paesi di tutto il mondo successivamente ad una crisi finanziaria da debito, dopo l’ottenimento di prestiti, vengono attualmente sostituite da pressioni politiche per attuare misure preventive di austerità totalizzante: chiudere le economie nazionali causa virus.

Quindi l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) sovrintende alla gestione dell’emergenza sanitaria, il FMI a quella politica ed economica conseguente.

L’impennata stratosferica della disoccupazione, l’annegamento di una larga parte dell’economia territoriale e quindi della classe media, spalancherà il mercato alle multinazionali pronte a investire a basso costo, per lauti profitti. È ovvio come non sia in discussione l’esistenza del virus denominato Covid-19, ma il suo uso strumentale come arma politica per disciplinare e cambiare la società in favore delle grandi Corporation: bassi salari e controllo sociale. Il modello cinese che si fa mondo.

Una prova tangibile? Il Presidente degli Stati Uniti d’America che rassicura il popolo dopo aver contratto e sconfitto il nuovo coronavirus: “La stagione influenzale sta arrivando! Molte persone ogni anno, a volte oltre 100.000, e nonostante il vaccino, muoiono di influenza. Chiuderemo il nostro Paese? No, abbiamo imparato a conviverci, proprio come stiamo imparando a convivere con il Covid, che nella maggior parte delle popolazioni è molto meno letale !!! (23)” . Un altro gesto politico molto significativo: l’imprenditore Donald Trump si toglie la mascherina in diretta televisiva (scelta prontamente ridicolizzata dai grandi media) e, giorni dopo, dichiarerà di essere immune.

Donald Trump al rientro alla Casa Bianca

Quindi il virus di cui parliamo è una robusta influenza, eppure è stata tramutata in un’arma di lotta anche all’interno del capitalismo, che possiamo molto brutalmente sintetizzare così (almeno osservando ciò che c’è sulla scena e ciò che sta accadendo alla nostra vita quotidiana): capitale finanziario Vs capitale industriale. Economia virtuale e digitalizzata Vs economia reale. Le borse valori aperte, ed i lockdown di intere nazioni.

Stavolta, la posta in palio è più alta che mai: l’esistenza stessa della società.

“E’ il grande Stato borghese supernazionale che ha dissolto le barriere doganali, che ha ampliato i mercati, che ha ampliato il respiro della libera concorrenza e permette le grandi imprese, le grandi concentrazioni capitalistiche internazionali (24)”.

Così, Antonio Gramsci definì la Società delle Nazioni, l’istituzione voluta dal presidente americano Woodrow Wilson come risposta alle necessità del nuovo capitalismo vincente. Quello che ci avrebbe poi portato il crollo di Wall Street del 1929 e la seconda guerra mondiale.

Oggi, siamo forse ad un nuovo tornante della Storia:

“Nel beato paese di Utopia ha avuto in tutti i tempi diritto di cittadinanza e di libera circolazione il «bel sogno» degli Stati Uniti d’Europa e del Mondo (25).

Era il 1918, e Gramsci aveva già capito cosa davvero interessa a chi comanda davvero. Nel 2020, siamo ancora al punto di partenza: questa terza guerra mondiale che chiamiamo pandemia e che ci sta inabissando in una crisi economica devastante, darà un nuovo equilibrio e un nuovo ordine, ottenuto – al solito – sul sangue dei popoli.

Vincitori e vinti. E i dominati? I più non pensano, ma credono: ai grandi media.

Secondo lo psicologo e sociologo francese Gustave Le Bon:

“Tutte le credenze delle folle hanno una forma religiosa (…): tutte le fedi politiche, divine e sociali prendono piede nelle masse solo a condizione di ammantarsi sempre di una forma religiosa che le ponga al riparo di ogni discussione (26).

Le crisi, così come le guerre, sono processi che arrivano sempre dall’alto. La Storia, ciclicamente, ce lo ha insegnato, così come ci ha insegnato che siamo sempre stati governati da una minoranza. Ma Eugene Victor Debs e tutti gli uomini giusti, conosciuti o sconosciuti, comparsi su questa terra, ci hanno testimoniato con la loro opera nel corso dei tempi, che oltre a tanto male, c’è e ci sarà sempre spazio anche per il bene.

Di Jacopo Brogi, ComeDonChisciotte.org

27.10.2020

NOTE

(1) = https://www.lastampa.it/esteri/2015/05/29/news/l-ex-capo-di-lehman-brothers-ci-hanno-costretti-a-fallire-1.35267068

(2) = https://st.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-02/vero-conto-salvataggio-banche-133752_PRN.shtml

(3) = “Debs and the war” (pag.19), Pubblicato dal NATIONAL OFFICE SOCIALIST PARTY 2653 Washington Blvd., Chicago Ill. link: https://debsfoundation.org/pdf/canton-and-court.pdf

(4) = https://w2.vatican.va/content/benedict-xv/it/letters/1917/documents/hf_ben-xv_let_19170801_popoli-belligeranti.html

(5) = Gramsci Antonio , “La Lega delle Nazioni“, da “IL GRIDO DEL POPOLO”, 19 Gennaio 1918 – Gramsci, scritti politici- Editori Riuniti, 1967 – testo integrale online: http://www.intratext.com/IXT/ITA3063/__PX.HTM

(6) = Le Bon Gustave , “Psychologie des foules“, 1895  –  Psicologia delle folle, p.93, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

(7) = Bernays Louis Edward , Horace Riveright, New York, 1928 p.19 https://archive.org/details/BernaysPropaganda/page/n7/mode/2up – “Propaganda – Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia”, Edizione italiana logo fausto lupetti editore, 2008 (p.35) Traduzione di Augusto Zuliani.

(8) = Le Bon Gustave , “Psychologie des foules“, 1895 –  Psicologia delle folle, p.76, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

(9) = Friedman Milton, “Capitalism and Freedom”, The University of Chicago 1962, p.7

(10) = https://winstonchurchill.org/resources/speeches/1941-1945-war-leader/the-price-of-greatness-is-responsibility/

(11) = Ibidem

(12) = Bernays Louis Edward, Horace Riveright, New York, 1928 p.9 https://archive.org/details/BernaysPropaganda/page/n7/mode/2up – “Propaganda – Della manipolazione dell’opinione pubblica in democrazia”, Edizione italiana logo fausto lupetti editore, 2008 – Traduzione di Augusto Zuliani.

(13) = Le Bon Gustave , “Psychologie des foules”, 1895 – Psicologia delle folle, p.76, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

(14) = Le Bon Gustave , “Psychologie des foules”, 1895 –  Psicologia delle folle, p.100, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

(15) = Le Bon Gustave, “Psychologie des foules”, 1895 –  Psicologia delle folle, p.97, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

(16) = https://www.italiaoggi.it/news/cio-che-adesso-preoccupa-di-piu-sono-le-morti-da-covid-che-di-solito-si-verificano-due-settimane-dopo-2484392

(17) = “the short-term economic costs of lockdowns could be compensated by stronger medium-term growth, possibly leading to positive overall effects on the economy” –  World Economic Outlook, WEO – 10.2020, p.66 – https://www.imf.org/~/media/Files/Publications/WEO/2020/October/English/text.ashx?la=en

(18) = https://it.businessinsider.com/2030-il-food-delivery-uccidera-i-ristoranti-e-nelle-case-spariranno-le-cucine/

(19) = https://it.businessinsider.com/disruption-amazon-google-apple-smantellano-la-sanita-apple-watch-fitbit-alexa-controllo-salute/

(20) = http://www.openculture.com/2020/09/google-introduces-6-month-career-certificates-threatens-to-disrupt-higher-education.html

(21) = https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2019/02/08/eliminazione-contante/

(22) = http://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Lagarde-la-Bce-guarda-seriamente-ad-euro-digitale-40c946b4-e023-4cf4-8206-39f27ef90467.html

(23) = https://twitter.com/realDonaldTrump/status/1313449844413992961

(24) = Gramsci Antonio , “La Lega delle Nazioni“, da “IL GRIDO DEL POPOLO”, 19 Gennaio 1918 – Gramsci, scritti politici- Editori Riuniti, 1967 – testo integrale online: http://www.intratext.com/IXT/ITA3063/__PX.HTM

(25) = Ibidem

(26)= Le Bon Gustave , “Psychologie des foules”, 1895 Psicologia delle folle, p.67/69, Ed. italiana Shake Edizioni, eBook 2020

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