Bye, Bye Mr. American pie

Riprendiamo un articolo di Nicola Carella, pubblicato qualche giorno fa su intersezionale.com, che fa un’analisi generale sulla situazione politico-economica e sociale degli USA in vista delle imminenti elezioni presidenziali.

C‘è stata una sera, credo fosse aprile, in cui io e altri 4 miliardi di persone nello stesso momento vivevamo “confinati”. Non era mai successo. Tra qualche giorno accadrà qualcosa di simile. Io e miliardi di persone sul pianeta nella stessa notte guarderemo nella stessa direzione: quella di Washington.

Ad un mondo che si è scoperto molto vulnerabile e sempre più connesso l’America del 3 novembre potrebbe apparire come il “Giardino delle Delizie” di Hyeronimus Bosch. Rifatto però da John Carpenter.

Uno scenario in cui convivono dettagli terribili e colmi di significato al punto che la sfida tra Trump e Biden è solo un frammento, per quanto storico, che catalizza una realtà sclerotizzata in un conflitto sempre più frenetico e diffuso.

Diverse tensioni, alcune secolari, altre più recenti si sono sovrapposte su un corpo sociale fino all’arrivo del punto di rottura: gli otto minuti di agonia di George Floyd.

Da quella rottura “multi livello” tutto è precipitato in profondità, come un moderno Lucifero. E la sera del 3 novembre, di girone in girone, bolgia dopo bolgia, proprio lì, al centro della Terra ci sarà la Casa Bianca.

IL LIMBO DEL CONFINAMENTO.

Gli americani sono passati da essere accolti nella maggior parte del mondo all’essere banditi quasi ovunque. 328 milioni di esseri umani vivono rinchiusi in una prigione a cielo aperto che qualche cripto nazista con un sense of humor piuttosto crudele continua a chiamare “Land of Freedom”.

Ad oggi gli statunitensi possono volare in una decina di nazioni in tutto. In Serbia, Macedonia, Kossovo, Turchia e Tunisia con un visto turistico. In Brasile, con un’assicurazione sanitaria per il Covid19, in Repubblica Dominicana e Tanzania dopo un test in aeroporto, e, infine, alle Maldive, ma solo dimostrando di avere prenotato un hotel.

Gli altri 243 stati non considerano certo gli americani “untori”. No, assolutamente. Semplicemente non possono permettersi di accogliergli. Per il diritto internazionale, infatti, un passaporto è valido quando uno stato garantisce per il suo portatore.

E Washington oggi semplicemente non può garantire per la salute dei propri cittadini. I possessori di un passaporto USA hanno dei costi sanitari insostenibili per il Vietnam come per la Germania e hanno un sistema sanitario pubblico inesistente o, quanto meno, poco affidabile.

Nella “Land of Freedom” c’è poi chi, pur con un passaporto diverso da quello USA, non può comunque più andare via. Tra questi ci sono soprattutto 12 milioni di immigrati irregolari.

Fino ad aprile vivevano braccati, nel terrore di essere separati dai propri figli, essere rinchiusi in un centro dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement’s) o deportati su ordine del DHS (Department of Homeland Security).

A marzo, sfruttando i primi casi di Covid19 e contro l’opinione del comitato scientifico (il CDC), ne sono stati deportati d’emergenza 150.000, di cui molti bambini. Da aprile poi, improvvisamente, la Casa Bianca ha fermato le retate. La ragione non è stata fornita ma è subito apparsa evidente: quasi 7 milioni di stranieri senza documenti sono impiegati nelle linee di approvvigionamento essenziali, dall’agricoltura alla trasformazione alimentare, che non potevano essere rallentate in quel momento. In quei cicli produttivi da lì a qualche settimana, come nei centri di detenzione dell’ICE, il Covid19 ha poi causato una strage di cui ancora non si hanno ancora stime precise.

L’America oggi è una prigione. Una prigione a cielo aperto con tante piccole prigioni al suo interno. E tra queste si muove un virus mortale.

Uno scenario terribile al punto che, come riferito dal Guardian, poche ore dopo il primo dibattito per le presidenziali, le prime tre ricerche su Google erano state: “confine con il Canada”, “emigrare in Canada” e “cittadinanza canadese”.

Sfortunatamente però il confine nord, come pure quello sud, sono chiusi e presidiati ormai da mesi.

LA TEMPESTA INFERNALE.

15 Agosto: nella Death Valley si è raggiunto il record di temperatura massima di sempre: 54,4 C.

16 Agosto: l’aria calda e secca della valle, scontrandosi con la tempesta Elida sulla costa californiana, innesca “il più diffuso e violento temporale estivo a memoria nella Bay Area”.

In poche ore cadono più di 11.000 fulmini causando centinaia di incendi.

17 Agosto: mentre la California inizia a bruciare, il Giappone registra la temperatura più alta della sua storia. L’aria surriscaldata del Pacifico genera correnti anomale che allargano gli incendi californiani.

18 Agosto: quindici grandi incendi divampano dalle foreste costiere dell’Oregon alle montagne a est di Los Angeles.

19 Agosto: in Cina, la Diga delle Tre Gole, inaugurata nel 2006, raggiunge il proprio limite di portata. Le correnti oceaniche, trasportando energia termica, umidità e tempeste dal rovente ovest americano verso il sud est asiatico causano ormai da anni stagioni monsoniche sempre più lunghe e violente. La diga è la più grande opera idroelettrica al mondo. Per realizzarla si è mutato irreversibilmente l’habitat dell’Hubei. Secondo una ricerca, pubblicata a gennaio sull’International Journal of Enviromental Research and Public Health, proprio le modifiche dell’habitat dei pipistrelli della zona è stata una delle cause della comparsa del virus della Sars Covid 1 del 2003, parente del Covid19. La stessa ricerca individua una possibile trasmissione del virus all’uomo nel mercato umido di una città poco lontano dalla diga: Wuhan.

20 agosto: la tempesta tropicale Kyle, al largo della costa orientale degli Stati Uniti colpisce il nord dell’Atlantico fino all’Irlanda con uragani mai registrati.

21 Agosto: per la prima volta, si assiste alla formazione di due uragani gemelli: Marco e Laura. I due uragani si muovono dal Golfo del Messico verso il Texas.

22 Agosto: il rogo in California di un’area grande quanto il Friuli insieme a siccità e tempeste allargano gli incendi ad una fascia di 4.000 chilometri da Seattle a Dallas. Tutto il Nevada, come Arizona, New Mexico, Utah e Colorado registrano il record storico di siccità.

23 Agosto: sul lato opposto del Pacifico, la corrente di calore colpisce anche l’Australia settentrionale dove si registrano temperature sopra i 40 gradi.

24 Agosto: vengono registrate 361 temperature record in altrettante località, dall’estremo nord del Montana al confine con il Messico, dal Midwest al New England.

25 Agosto: l’uragano Laura arriva sulla costa tra Texas e Louisiana con venti fino a 250 km/h. L’innalzamento del livello del mare sulla costa meridionale procede più velocemente della media. Ciò rende le piogge degli uragani sempre più dannose anche nell’entroterra, con le esondazioni dei fiumi.

25 Settembre, un mese dopo, a New York, il Metronome, un orologio digitale largo dieci metri, inizia il conto alla rovescia per la fine del mondo: 7 anni, 103 giorni, 15 ore, 40 minuti e 7 secondi.

La prima apocalisse per tutti gli americani.

Almeno la seconda per i nativi.

L’INGORDIGIA OMICIDA DELLE COMPAGNIE ASSICURATIVE.

Dal 2017 gli statunitensi hanno visto abbassarsi la loro aspettativa di vita anno dopo anno. E, a nove mesi dal primo caso di Covid19, i positivi hanno superato gli 8 milioni e i morti sono oltre 220.000. Il 2020 è già l’anno con il più alto tasso di mortalità dell’ultimo “secolo americano”. Un’ecatombe che in pochi mesi ha ucciso più statunitensi di 70 anni di guerre imperialiste.

Le cause del più grande “fallimento della storia americana” sono molteplici ovviamente. Forse però la più immediata è sicuramente il sistema sanitario statunitense.

Per Esping-Andersen, in “The Three Worlds of Welfare Capitalism”, il welfare USA è l’archetipo della sanità “liberale”: un’assistenza modesta solo per categorie, pure stigmatizzate (la “welfare queen” di Reagan), subordinata a soluzioni di mercato alle questioni sociali.

La sanità americana nello specifico si basa sull’occupazione privata. Nel 1942 infatti i datori di lavoro, piuttosto che alzare i salari, offrirono ai lavoratori piani assicurativi per le cure sanitarie, creando il mercato delle polizze, l’architrave del sistema sanitario.

E per chi non lavora? In teoria per loro c’è lo Stato.

Ci sono infatti il Medicare, dal 1965, cioè il programma pubblico per gli over 65 e dal 1966 il Medicaid, dei singoli stati (con un contributo federale del 60%), rivolto ad alcune fasce di popolazione a basso reddito o particolarmente vulnerabili. C’è inoltre il programma per i 9 milioni di militari e il programma, continuamente tagliato e totalmente insufficiente, per i 2 milioni di nativi.

Questi quattro programmi inizialmente prevedevano che il bilancio pubblico pagasse totalmente o in parte la polizza privata a chi non lavorava.

Dopo 40 anni di interventi neoliberisti però almeno 50 milioni di statunitensi, un sesto della popolazione, non avevano una copertura medica. E questo malgrado una spesa pubblica incredibile del 15% sul PIL. Inoltre, secondo uno studio dell’Harvard University del 2008, 60.000 morti l’anno sarebbero state “evitabili” in altri 29 sistemi sanitari del mondo.

Per questo, nel 2010, i piani esistenti vennero integrati dall’Affordable Care Act, fortemente voluto dal presidente Obama.

I punti salienti dell’ACA furono il divieto per le compagnie assicurative di negare l’assicurazione sulla base di preesistenti condizioni di salute, incentivi fiscali per i cittadini che si assicuravano e sanzioni per chi non lo faceva, l’obbligo per i datori di lavoro con più di 50 dipendenti di contribuire alle spese assicurative e un ampliamento della platea Medicaid.

E così al 2016 c’erano 24 milioni di americani in più con una copertura sanitaria. Rimanevano comunque esclusi i 12 milioni di immigrati e oltre 30 milioni di persone.

Poi è arrivato Trump.

E da quel momento anche per i 280 milioni di assicurati le cose sono peggiorate.

Le compagnie hanno iniziato a coprire sempre meno cure e quelle farmaceutiche ad alzare i prezzi illimitatamente. Per esempio alle donne non viene più rimborsata la contraccezione o, in alcuni casi, l’interruzione volontaria di gravidanza, e un parto, se assicurate costa 20.000 dollari.

E, considerando i divieti di abortire in molti stati del sud, dove il 22% della popolazione non è neanche assicurata, questo diventa un dramma per le donne afroamericane e latine il cui reddito medio è complessivamente di 20.000 dollari annui. E infatti oggi per esempio nel Mississipi la mortalità infantile è superiore a quella dello Sri Lanka.

Questo progressivo peggioramento, ovviamente, nella pandemia ha assunto i tratti di una sorta di omicidio di massa contro la popolazione “sacrificabile”. Pensiamo agli afroamericani per esempio.

Sono il 12% della popolazione ma il 25% dei casi di Covid19 e, soprattutto, quasi il 50 % dei morti. La ragione dell’alto contagio è perché, esattamente come i migranti, molti afroamericani lavorano nei “servizi essenziali” che non hanno mai potuto fermarsi. L’alta mortalità invece, come per i nativi, riguarda ancora più profondamente il “razzismo strutturale” che pervade ogni aspetto dell’organizzazione statale americana, al punto da costruire correlazioni tra ambiti diversi.

Per esempio consideriamo che su 2,5 milioni di detenuti il 40% è afroamericano. Ogni anno per il sadico piacere di un milione di poliziotti annoiati, 11 milioni di persone vengono arrestate, spessissimo per “Jaywalking” (attraversamento fuori dalle strisce) che è il reato più frequente in America.

Ben 600.000 persone sono in carcere per reati futile e un afroamericano su 3 nella sua vita proverà sulla sua pelle la prigione. E le carceri sono state luoghi di contagio privilegiati in molti degli stati più colpiti dal Covid19.

Ma oltre questo bisogna considerare, per esempio, che una volta usciti dal carcere, poi, tra le conseguenze della condanna ci sarà una sorta di “lettera scarlatta” a vita che comporterà la perdita del diritto di voto, l’impossibilità di trovare una casa e, appunto, l’aumento delle polizze sanitarie anche di otto volte gli standard. E gli ex detenuti che possono pagare 5000 dollari al mese per le cure sanitarie sono molto pochi.

Nel maggio del 2020 il Covid19 ha colto il 68% degli afroamericani senza una copertura medica. 

A differenza dei bianchi mediamente dieci volte più ricchi.

E questa ingiustizia nel paese più ricco della storia dell’umanità, per quanto possa sembrare incredibile, poteva essere persino peggiore visto che Trump nel 2017 provò per ben due volte ad abrogare totalmente l’ACA.

Dopo la seconda sconfitta promise che avrebbe fatto tutto ciò che era in suo potere per far implodere il sistema sanitario.

Ciò che è successo in questi mesi lo conferma al punto che il suo ricovero per Covid19 sembra più la ricerca di un alibi che la vendetta del karma. E appena dopo le elezioni, il 10 novembre, la Corte Suprema potrebbe abrogare l’ACA, grazie alla nomina dell’antiabortista Amy Coney Barret. Se la Corte cancellasse l’ACA, in piena “terza ondata”, per un terzo degli americani il privilegio non sarebbe più quello di curarsi, ma di letteralmente di sopravvivere.

Esattamente ciò che già vivono molti afroamericani e latini.

AVARI CONTRO PHILLY

This is a VICTORY, but this is not over”.

Philadelphia è la sesta città degli USA e ha due terzi della popolazione afroamericana o latina.

Il 25% degli abitanti di “Philly” vive sotto la soglia di povertà e il reddito medio in città è di soli 26.000 dollari annui. Per un abitante su due metà del reddito copre l’affitto della casa.

Questo prima del Covid19 e della disoccupazione di massa.

Con la pandemia è esplosa una delle crisi abitative più vaste della storia del paese.

Ad Agosto 2020, 40 milioni di americani vivevano sotto sfratto esecutivo. In loro aiuto sono accorse le reti di solidarietà, le unioni inquilini e la campagna Rent Strike che ha portato al congelamento degli sfratti fino al 31 dicembre a livello federale.

Nella città della Pennysilvania già dallo scorso inverno era nata la Philadelphia Housing Action, una coalizione formata da Black and Brown Worker Coop. Workers Revolutionary Collective e OccupyPHA.

I membri sono attivisti con anni di agitazione, cooperazione e mutualismo alle spalle. Vengono da esperienze di vita in comune da senzatetto, esperienze di istituzionalizzazione del conflitto ma anche di incarcerazione e lotta alla criminalizzazione dell’immigrazione, dell’uso di sostanze, del disagio psichico.

Attivisti e senza tetto hanno costruito in città un accampamento che, con l’esplosione delle proteste seguite alla morte di George Floyd, si è sdoppiato in due grandissime Zone Autonome.

Centinaia di persone hanno trovato rifugio in questi accampamenti, organizzano attività per la comunità, assemblee informative, iniziative culturali da altre 130 giorni. E hanno organizzato anche i cortei oceanici con Black Lives Matter e una campagna per il diritto alla casa che è arrivata all’occupazione di un ospedale abbandonato e del municipio stesso.

Grazie alla PHA la pratica dell’azione diretta, dell’occupazione delle case, lasciate vuote per ragioni speculative ha fatto irruzione nel 2020 americano. L’occupazione coordinata e rivendicata nel paese dove la proprietà privata è sacra è una prassi che rovescia l’ordine costituito e può portare a esiti inaspettati.

Di occupazione in occupazione, dopo 6 mesi di sciopero degli affitti, picchetti anti sfratto, barricate, assemblee e cortei, la neonata alleanza ha chiuso un ACCORDO senza precedenti nella storia degli USA: la municipalizzata Philadelphia Housing Authority ha rilevato e consegnato loro 50 appartamenti permanentemente e senza condizioni. L’assemblea dei campi li ha consegnati, con affitti a un prezzo simbolico, a 50 delle famiglie più povere.

È la PIÙ GRANDE ACQUISIZIONE auto organizzata della STORIA degli Stati Uniti ed è stata portata avanti con la lotta dei collettivi di senza tetto, creando un PRECEDENTE enorme per tutto il resto del paese. L’accordo è stato sottoscritto a settembre nel giorno del 35esimo compleanno di James Talib Dean, coordinatore del Collettivo dei Lavoratori Rivoluzionari che ha dato il via alla protesta ed è purtroppo morto appena una settimana dopo l’occupazione del primo accampamento che porta il suo nome.

La “casa è un diritto umano” è il messaggio che dalla città dove è nata la Costituzione viene mandato a oltre 40 milioni di statunitensi dai senzatetto di Philadelphia alla vigilia delle elezioni. E, malgrado gli attacchi di milizie e polizia, lo sgombero di uno degli accampamenti, Philly va avanti in una lotta d’avanguardia delle libertà americane che è propria della sua storia.

BURNIN’ AND LOOTIN’

“…in altre parole, non voglio scappare dalla piantagione, voglio tornare indietro, liberare tutta la mia gente, impiccare il figlio di puttana che mi ha tenuto lì e bruciare la casa fino al dannato suolo. Voglio prendere in consegna l’encomienda e restituirlo alle persone che lavorano la terra. Non puoi cambiare il passato ma puoi creare il futuro, e chiunque ti dica altro è un fottuto diavolo in letargo…“

Dalla morte di George Floyd, il 26 maggio scorso, sono scesi in piazza, secondo il New York Times, oltre 30 milioni di americani in oltre 2.400 città. Solo in 220 di queste ci sono stati scontri e violenze.

La differenza, numeri alla mano, l’ha fatta la presenza o meno della polizia. Sulle oltre 15.000 manifestazioni degli scorsi mesi, una media di un centinaio ogni giorno, la polizia è stata presente solo nel 9% dei cortei, ma nel 100% di quelle con violenze. Ha usato la forza il 54% delle volte.

E, allargando lo sguardo a tutte le manifestazioni che ci sono state negli ultimi 5 mesi la polizia ha usato la forza 5 volte più spesso contro quelle antirazziste rispetto a suprematisti bianchi, scioperi di lavoratori e alle manifestazioni contro le misure pandemiche.

Gli oltre 1000 casi di abusi contro i manifestanti documentate dall’avvocato conservatore Greg Doucette fino a luglio sono state una minima parte rispetto al totale.

E proprio questa volontà di escalation si è inserita in una più ampia spinta alla militarizzazione dello scontro di piazza iniziata dopo che l’amministrazione Trump ha definito organizzazione “terroristica” gli Antifa.

Il DHS(Domestic Homeland Security) da quel momento ha infatti creato una forza di polizia ad hoc: il PACT.

Gli agenti del PACT sono stati mandati in 55 città nell’“Operazione Diligent Valor” e in altre 15 nell’operazione “Legend”. Circa 10.000 agenti antisommossa sotto esclusiva gestione di Trump, Wolf e del procuratore generale William Barr, che nel frattempo ha ricominciato, dopo un ventennio, con le pene di morte federali.

Persino contro la volontà dei governatori, i federali hanno iniziato a reprimere le manifestazioni in modo aggressivo, usando la forza e detenendo arbitrariamente i manifestanti. A Portland, in Oregon, fino alla nascita del PACT, solo l’8% dei cortei era finito in scontri. Dopo il loro arrivo oltre il 62%.

I giornalisti hanno lavorato sodo per coprire l’ondata di proteste ma hanno anche affrontato quella che Reporter Senza Frontiere chiama “un’esplosione di violenza contro la stampa senza precedenti”.

E anche in questo caso le forze del PACT sono le principali responsabili di quasi 100 attacchi seguiti da suprematisti bianchi e dai Proud Boys. Insieme al dispiegamento dei federali infatti sempre più spesso si sono tenuti eventi con milizie armate, quasi sempre fasciste, a margine degli eventi di BLM. Negli ultimi tre mesi ci sono stati circa 100 raduni con quasi 20 diverse milizie. Nello stesso periodo del 2019 ce n’erano stati 0. Nella metà di questi eventi ci sono stati incidenti, in almeno 4 casi mortali.

A volte i miliziani sono stati addirittura incoraggiati attivamente dalla polizia e dai federali. Come la notte del 25 agosto a Kenosha, Wisconsin, quando il responsabile del DHS in piazza ha detto ai fascisti armati: “Vi apprezziamo, ragazzi. Lo apprezziamo davvero” pochi minuti dopo che il 17enne miliziano Kyle Rittenhouse aveva ucciso due manifestanti.

A oggi non solo Trump non ha mai condannato l’episodio ma ha anche provato a giustificare Rittenhouse, che pur vivendo a 200 km da Kenosha ed essere andato lì armato con una milizia ha ucciso “per legittima difesa”. Dopo Kenosha l’intensità della mobilitazione è risalita ai livelli delle prime settimane di giugno.

E gli ultimi due mesi sono stati segnati da esplosioni puntuali ogni tre, quattro giorni a Rochester, Lancaster, Cleveland, Chicago, New York City, dal conflitto tra la comunità di Portland e la controinsurrezione e la rabbia seguita all’archiviazione del processo agli agenti che avevano ucciso Breonna Taylor.

Voluta o meno la strategia di Trump ha polarizzato lo scontro in modo irreversibile.

Ma a ben guardare questa è stata la costante linea della sua presidenza. Basti pensare a un dato. Nel 2017, otto mesi dopo il giuramento del presidente, un suprematista bianco investì manifestanti Antifa a Charlotteville uccidendo la 32enne Heather Heyer.

La reazione del mondo politico, americano e non solo, fu di sgomento. Dal maggio scorso gli attacchi con le auto contro i manifestanti BLM sono stati oltre 120, di cui 15 fatti dalle forze dell’ordine stesse.

Ma a differenza del passato adesso nei comizi di Trump la folla incita all’investimento, e all’omicidio, chiunque il Presidente attacchi dal palco ed il Governatore repubblicano della Florida ha proposto la depenalizzazione dell’investimento “politico”.

E anche se l’intervento del DHS a Portland ha incoraggiato le persone a ribellarsi piuttosto che pacificarle al punto da costringere i federali e i fascisti alla ritirata, il modo in cui i media hanno raccontato gli ultimi mesi ha diminuito il sostegno a Black Lives Matter tra i bianchi conservatori o repubblicani.

Tra chi non vota repubblicano al contrario il livello di consenso rimane intorno al 60% secondo tutti gli studi. E anzi il più recente tra gli studi di questo tipo segnala che BLM ha il 75% del supporto tra “Zoomers” e “Millenials” americani e che il 20% degli under35 afroamericani e il 10% degli under35 non afroamericani sostengono apertamente la necessità di una rivoluzione negli Stati Uniti.

IN (OUR) GOD WE TRUST!

Negli anni Quaranta, dal suo esilio californiano, il filosofo tedesco Theodor Adorno condusse uno studio pubblicato nel 1950: “la personalità autoritaria”.

Fu il primo studio empirico sui legami tra psicologia e fascismo e applicò i modelli mentali legati all’antisemitismo, all’etnocentrismo, al conservatorismo sociale ed economico su migliaia di soggetti rappresentativi della maggioranza bianca statunitense.

Il risultato fu la definizione puntuale di una scala di valori che si riverberavano tra gli americani. Il filosofo la chiamò “la scala del fascismo potenziale“.

I livelli della scala erano: l’adesione rigida ai valori della classe media (“si dovrebbe evitare di compiere in pubblico atti che sembrano scorretti agli altri, anche se sappiamo che non c’è niente di male”), sottomissione all’autorità (“l’obbedienza e il rispetto per l’autorità sono le virtù più importanti che i bambini dovrebbero imparare”), aggressività autoritaria (“nessun insulto al nostro onore dovrebbe mai andare impunito”), opposizione agli individui di animo tenero, immaginativa, avversione al mondo sensuale ed emotivo, attenzione agli aspetti fisici e materiali della vita, pensiero in categorie rigide e credenza nel destino dell’individuo. (“non è una semplice coincidenza. Il Giappone ebbe un terremoto il giorno di Pearl Harbor”), identificazione con le figure di potere e divisione in forte-debole (“Ciò che occorre al nostro paese è un numero inferiore di leggi e di enti e un numero maggiore di capi coraggiosi in cui la gente possa riporre fiducia”), cinismo e distruttività (“la familiarità genera il disprezzo”), proiettività (“le nostre vite sono governate da complotti tramati in segreto dagli uomini politici”) e un’ossessiva preoccupazione per la sessualità.

Tutti i tratti individuati da Adorno sono oggi comuni in modo sbalorditivo alla base elettorale di Trump.

Milizie, Qnon, evangelici, cattolici oltranzisti, antisemiti, neonazisti, fascisti, suprematisti, KKK, Proud Boys, accelerazionisti di destra. L’avanguardia più reattiva ai comizi e ai messaggi del presidente del Make America Great Again è fatta da veri e propri pasdaran della Casa Bianca.

E, malgrado da due anni l’FBI ne denunci la carica eversiva e terroristica, nei quattro anni della presidenza si sono resi responsabili di omicidi, violenze, aggressioni a giornalisti e attivisti, sempre giustificati da Trump.

Oggi sono in continuità con i federali del DHS e o dipartimenti di Polizia in un unicum contro insurrezionale con, alle spalle, i media conservatori ed i gruppi religiosi reazionari a costruire una sorta di giustificazionismo alla scia di sangue che si sono lasciati dietro.

Squadracce sotto meth, coca e cristianesimo, armate fino ai denti che uccidono, feriscano e spaventano pure quando falliscono i loro piani, come a Portland o con il tentato rapimento della governatrice del Michigan.

Questo manipolo di esaltati “sta indietro e sta in guardia” pronto a rispondere alla chiamata del Presidente se non dovesse riconoscere il risultato elettorale.

SOME OF THOSE THAT WORK FORCES ARE THE SAME THAT BURN CROSSES”

La polizia, come noi la conosciamo, nacque a Londra nel 1829 per proteggere l’emergente capitalismo industriale dai sabotaggi e dagli scioperi della classe operaia.

A Londra seguirono gli stati industrializzati del nord dell’Unione, nel 1849. In quel caso, però, fu creato un sistema di sceriffi e sentinelle eletti dalla popolazione. Così, per trovare gli “antenati” degli assassini di George Floyd, Breonna Taylor e di altre 892 persone solo quest’anno, dobbiamo guardare un po’ più a sud: ai territori razzisti della “Confederazione”.

Lì le forze di polizia erano le ronde degli schiavisti. Lo storico Victor Kappeler scrive che la prima ronda nacque in Carolina del Sud nel 1704, quindi ben prima della polizia a Londra e prima anche degli stessi Stati Uniti.

I Paddy Rollers sorvegliavano e punivano gli schiavi afroamericani mentre, un po’ come gli agenti federali dell’ICE, gli “Slave catcher” davano la caccia a quelli che fuggivano al Nord, sequestrandoli e separandoli dalla famiglia una volta rivenduti all’asta. La struttura organizzativa, le competenze ed i privilegi degli uomini delle ronde (“Slave patrols” o “Paddy rollers”) del XVIII° secolo erano talmente simili a quelli dei dipartimenti di polizia odierni che non possono essere ignorate.

Le violenze e la mancanza di empatia dei poliziotti americani non riguardano quindi “mele marce” ma sono il risultato di uno sforzo plurisecolare di adattamento della violenza con cui i padroni hanno risposto ai problemi sociali posti dal capitalismo.

Sin dalla dichiarazione di Indipendenza del 1776, gli USA hanno fondato e costruito la propria prosperità sul lavoro degli schiavi nel florido e ricco sud e sullo sfruttamento dell’immigrazione, interna ed esterna, nel nord industrializzato. E non sarebbero la nazione con il PIL più alto al mondo senza la schiavitù, le leggi Jim Crown e, infine, il lavoro carcerario. In altre parole i ricchi americani, che secondo Oxfam hanno ereditato due terzi delle loro fortune, non sarebbero così oscenamente ricchi senza una storia di squadracce poliziesche coperte dal privilegio di un’impunità incondizionata. Un privilegio riconosciuto e così intoccabile che portò alcuni Paddy Rollers, alla fine della schiavitù nel 1865, a continuare con le ronde notturne, ma indossando un cappuccio bianco e chiamandosi Ku Klux Klan, come racconta Sally Hadden in “Slave Patrol”.

Altri Paddy Rollers dopo la guerra civile invece fondarono i dipartimenti di polizia “moderni” rispondendo entusiasti all’appello degli industriali del midwest o dell’ovest, dove la forza lavoro era composta proprio dagli stessi afroamericani scappati agli Slave Catcher e ai linciaggi.

I lavoratori così si ritrovarono i medesimi carnefici, ma con una divisa e un distintivo diversi.

Inoltre, già dal XVIII secolo, gli Slave Patrol erano ben pagati. Era il lavoro con più potere e meglio pagato per chi non aveva schiavi.

In egual misura i dipartimenti di polizia per decenni hanno ricevuto una quantità di denaro, tutele e competenze sempre maggiore.

Al punto che oggi il 99% delle chiamate cui rispondono non necessiterebbero di personale armato. Questo perché ogni volta che un programma di welfare è stato tagliato automaticamente una parte del risparmio è stato “investito” nella violenza utile a contenere le conseguenti tensioni sociali.

E così si arriva al “Defund the Police” con casi eclatanti come quello di New York City. La città più colpita dalla pandemia ha infatti il più grande dipartimento di polizia, il NYPD, con circa 35.000 uomini.

A luglio Black Lives Matter ha occupato il palazzo del municipio a Manhattan ottenendo il taglio del 30% dei fondi destinati alla polizia che erano arrivati a oltre 6 miliardi di dollari annui.

Di fronte al razzismo, alla violenza e agli abusi, nei mesi scorsi gli abitanti della Grande Mela e di tutta America hanno ribadito due cose: la cura è una pratica rivoluzionaria e la sua nemesi è la polizia.

E l’hanno fatto anche nel nome di Breonna Taylor di Louisville, giovane infermiera uccisa nel suo letto in un blitz poliziesco.

Quante altre vite spezzeranno i poliziotti non incriminati per la morte della giovane infermiera? 

E quante, al contrario, Breonna, avrebbe salvato?

Investire nel lavoro di cura i fondi spesi per i privilegi e le armi di vigilantes razzisti è letteralmente questione di vita o di morte, oggi più che mai, ed è la ragione per cui si continua a manifestare nelle strade americane.

MODELLO AMAZON

La schiavitù diretta è il perno dell’industria borghese tanto quanto le macchine, i crediti, ecc. Senza schiavitù non hai cotone; senza cotone non hai un’industria moderna. È la schiavitù che ha dato alle colonie il loro valore; sono le colonie che hanno creato il commercio mondiale, ed è il commercio mondiale la condizione preliminare della grande industria. Pertanto, la schiavitù è una categoria economica della massima importanza ”.

(K.Marx in “Miseria della Filosofia”)

Il 22 dicembre 2017 è stata varata la “Tax Cuts and Jobs Act”, la riforma fiscale fortemente voluta da Donald Trump. Il provvedimento è stato il più drastico intervento americano in tema di tasse degli ultimi 30 anni, con un taglio di bilancio di 1.500 miliardi di dollari ad esclusivo beneficio delle corporation e dei ricchi.

Grazie alla riforma, secondo il Tax Policy Center, le famiglie con reddito medio hanno risparmiato 900 dollari in un anno, mentre l’1% dei contribuenti (redditi oltre 733.000 dollari l’anno), hanno risparmiato almeno 51.000 dollari e gli ultra ricchi (0,01% dei contribuenti) hanno “guadagnato” almeno 100.000 dollari.

Dal 2027, a un anno dall’apocalisse segnata dal Metronome, tutti coloro che guadagneranno meno di 30 mila dollari l’anno avranno perso 42 miliardi di dollari mentre ogni ricco avrà in tasca 5 miliardi di dollari in più.

A completare il quadro, a settembre 2020 il Times ha pubblicato uno studio che ha dimostrato quanto la riforma di Trump abbia solo prolungato ciò che è accaduto nei precedenti 40 anni: l’1% dei cittadini americani ha RUBATO da tutti gli altri qualcosa come 50.000 miliardi di dollari.

Aggregando i calcoli lo studio ha raccontato ad un paese ormai fallito cosa è accaduto da Nixon in poi. 50.000.000.000.000 di dollari spostati dai molti ai pochi, sempre più pochi e sempre più ricchi. 

La mente umana non si è evoluta alla stessa velocità con cui impara a contare e così anche solo per visualizzare 1 miliardo di dollari tocca fare proporzioni e paragoni. Per esempio 1 milione di secondi sono 11 giorni. E 1 miliardo di secondi 32 anni! E 50.000 miliardi di secondi sono su per giù la distanza che ci separa dalla comparsa dell’homo erectus sulla terra. E così, non essendo neanche possibile visualizzare il saccheggio, i 26 miliardari USA più ricchi hanno adesso lo stesso patrimonio di 4 miliardi di persone sul pianeta!

E come se non bastasse dallo scoppio della pandemia ne hanno guadagnati altri 565 di miliardi di dollari, mentre un quarto degli americani perdeva il lavoro, uno su dieci soffriva la fame, 40 milioni rischiano di perdere la casa e l’87% ha dovuto annullare o modificare significativamente i propri piani di studio universitario, secondo il report che l’US Census Bureau ha pubblicato i primi di ottobre.

Un operaio di Amazon per avere la stessa ricchezza di Jeff Bezos dovrebbe lavorare per tutta una vita, lunga però almeno 2,5 milioni di anni! Covid19 permettendo ovviamente visto che l’uomo più ricco del mondo, grazie alla riforma fiscale di Trump, ha potuto aggirare l’ACA e non pagare l’assicurazione sanitaria ai propri lavoratori di cui ben 20.000 si sono ammalati. E nel frattempo si è anche comprato una nuova casa isolata dall’umanità. Un castello tutto nuovo pagato 165 milioni di dollari.

Un’enormità in cifre assolute che però, facendo le proporzioni con il patrimonio di un americano medio, sarebbe un affare. La nuova reggia di Mr. Amazon in proporzione è costata solo 70 dollari!

Il capitalismo USA, secondo Yelp, ha perso in sette mesi circa il 60% delle attività commerciali che non riapriranno più, 97.966 imprese delle 163.735 chiusure totali.

Le persone che ricevono sussidi ordinari o specifici sono più di 29,7 milioni, contro l’1,5 dello stesso periodo del 2019 e, a due settimane dalle elezioni, uscito dall’ospedale dove era stato ricoverato per il Covid19, il Presidente ha fermato a sorpresa l’erogazione degli aiuti.

Ha tecnicamente ricattato gli americani dicendo loro che solo se eletto darà di nuovo via libera agli aiuti: il voto di scambio più grande della storia moderna!

In questo quadro negli ultimi mesi migliaia di scioperi di lavoratori e lavoratrici sono esplosi a macchia di leopardo e, a mano a mano che ci si avvicina al giorno delle elezioni, gli scioperi insieme alle mobilitazioni BLM contro gli abusi polizieschi si incrociano nelle strade e iniziano a guardare in direzione dei privilegiati delle corporation.

Sempre più spesso si leggono riflessioni come ”metà del patrimonio di Bloomberg darebbe casa a ciascun americano” oppure “se i primi dieci ultra ricchi pagassero 30 miliardi di dollari dai propri 380 si potrebbe salvare il pianeta dall’apocalisse climatica!”.

E ormai la realtà ha reso questi slogan un programma minimo di sopravvivenza e non più un radicale proclama anti capitalista e antirazzista e ambientalista. Al punto che a credere al sogno americano sono rimasti complottisti, fanatici religiosi e fan del pensiero magico.

AMERICAN IDIOT

La Casa Bianca è stato un focolaio di Covid19 con i suoi 35 casi accertati.

Donald Trump tuttavia non rinuncia alla sua campagna elettorale, alla chiamata alle armi dei suoi pretoriani, si autodefinisce “immune” dal Covid19 e invita a non farsi dominare dal virus.

Nei prossimi giorni farà tutto ciò che è nel suo immenso potere per ribaltare i sondaggi che lo danno sconfitto in 8 scenari su 10.

Cosa accadrà la notte del 3 novembre è un mistero e l’unica certezza è che assisteremo a un passaggio storico e drammatico.

E probabilmente i fuochi d’America non cesseranno di bruciare e un sistema fondamentalmente senza giustizia non troverà pace. E mai come oggi nella storia un numero così ampio di cittadini spera che la notte delle elezioni Donald Trump scenda di nuovo nel bunker sotto la Casa Bianca, come fece a maggio.

E questa volta senza più uscirne.

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