Bassetti del Policlinico San Martino: Covid, basta gridare al lupo. I numeri dicono altro

«Nonostante i numeri delle persone malate negli ospedali italiani abbiano toccato il punto più basso dall’inizio dell’epidemia con meno di 70 soggetti rimasti in terapia intensiva e poco più 800 in tutti gli altri reparti ospedalieri, la comunicazione sulla situazione del COVID in Italia continua ad essere negativa, allarmistica e catastrofista. Molti quotidiani sottolineano che ci sono ancora troppi focolai e che l’epidemia in molte regioni sembra incontrollata. Ma chi è che si assume la responsabilità di dare queste notizie? NON E’ VERO!! Ci sono nuovi contagi che per la maggioranza riguardano casi di importazione dall’estero e moltissimi tamponi con bassissima carica (i cosiddetti debolmente positivi)»: con queste parole venerdì scorso, in un suo post sulla sua pagina Facebook, Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie Infettive del Policinico San Martino di Genova, non ha mancato di scatenare reazioni.

Si legge ancora nel post di Bassetti: «Continuare a dare numeri senza differenziare se si tratti di nuovi malati con sintomi, di nuovi ricoveri ospedalieri o di semplici contagiati asintomatici non ha alcun senso, se non quello di continuare con il grido “al lupo al lupo”. Il rischio è che quando poi, magari in futuro, si tornerà a parlare di nuove emergenze vere (che ci auguriamo tutti non si presenteranno, ma non ne abbiamo la certezza) nessuno ci crederà più».

Sull’allarmismo e sulle informazioni contrastanti e contraddittorie che si susseguono ogni giorno sui media mainstream ha scritto anche Pier Paolo Dal Monte, medico chirurgo, fondatore e presidente dell’Associazione Culturale Vita Activa, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione italiana di Bioetica Chirurgica e saggista. «Cos’ha potuto capire, da tutto questo disordinato, il proverbiale “uomo della strada”? Naturalmente, nulla, dal momento che è stato sottoposto ad una babele di informazione che erano, al contempo, apodittiche ed antinomiche, ma tutte asseverate dal miracoloso potere de Lascienza, la divinità suprema del pantheon postmoderno».

«Come ha potuto comprendere qualcosa una popolazione che è fatta oggetto di un bombardamento quotidiano di “bollettini di guerra”4, fatti di “conta” dei morti, di filmati drammatici, nei quali si vedevano terapie intensive debordanti di morituri, convogli militari che trasportavano bare su strade deserte, nella notte? – scrive ancora Dal Monte – Nulla, naturalmente, e nulla di tutto questo era per far comprendere alcunché: Lascienza è un idolo, una divinità terrifica, non va compresa ma idolatrata e temuta, la cui ira va placata tramite offerte sacrificali e ai cui sacerdoti va tributata incondizionata obbedienza. I suoi oggetti di culto sono bifronti, da un lato totem, dall’altro tabù: le totemiche mascherine alludono simbolicamente ai supremi tabù dei nostri tempi, il contatto sociale, la promiscuità, le relazioni umane scevre dalla paura».

«La liturgia biopolitica è fatta di simboli e azioni che determinano l’inclusione e l’esclusione in una sublime, quanto assurda, antinomia: ci si può includere solo escludendosi, perché la communitas è incompatibile con l’immunitas – prosegue il medico – E, infatti, ora che l’epidemia sta scemando come neve al sole, ci è capitato di assistere allo spettacolo dell’anziano pedalatore che, con estremo sprezzo del pericolo, si inerpicava, in sella ad un velocipede “high tech”, per un’erta solitaria, rantolando, con respiro preagonico, nel tentativo di aspirare un poco di aria attraverso quel feticcio immunitario che è diventata la mascherina; o alla virago urlante che inveiva contro un passante, il quale camminava dal lato opposto della strada senza indossare il totem facciale (peraltro non prescritto). Missione compiuta! Ma, che dire dello smarrimento che si legge negli occhi dei guitti della pseudoscienza, ora che l’emergenza sta cessando? “Ma come” dice il loro sguardo e il loro affannoso bamboleggiare “ora dobbiamo tornare ad essere i mediocri personaggetti che eravamo prima? Niente più onori della cronaca, niente più spadroneggiare come tanti piccoli ras del quartiere?”».

«No, non è il caso di preoccuparvi, cari guitti, potete ancora terrorizzare il pubblico con la leggendaria “seconda ondata”, che sarà ineluttabile come una profezia auto avverante – aggiunge Dal Monte – i virus abbondano e basterà chiamare “Covid” la classica influenza stagionale che, come ogni anno, darà mostra di sé il prossimo autunno, così come venivano descritte come “Covid” tante diagnosi di decesso o di malattia che si ostinavano, con caparbietà, a restare negative ai tamponi. Che importano i fatti? Lascienza, in fondo, è un’impresa assai semplice: il pensiero magico sa, da tempo immemore, che è sufficiente dare un nome ad una cosa, per far sì che, magicamente, la cosa diventi quel nome».

Condividi questo contenuto...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *