I dittatori prima venivano con i fucili, ora con le banche e la tecnologia ► Michetti – Duranti

Tre top manager, tre economisti, due sociologi, una psicologa, uno psichiatra, un fisico esperto di innovazione, uno specialista del lavoro, un avvocato, un commercialista e un esperto di disabilità. Sono 17 i membri della Task Force individuata dal Premier Conte che si occuperà della cosiddetta fase 2, la ripartenza economica e sociale dell’Italia post coronavirus. Il team è guidato da Vittorio Colao, manager ed ex amministratore delegato di Vodafone, e verrà affiancato anche altri gruppi di lavoro. Lo scopo, ha annunciato il Presidente del Consiglio in conferenza stampa, quello di “inventare nuovi modelli organizzativi nel lavoro, modelli più innovativi che tengano conto della qualità della vita”.

Sono ancora tanti gli interrogativi sulla ormai tanto attesa fase 2, ad essi ora si associano anche le domande sui lavori di questa task force.

A chi rispondono? Sono le persone giuste? E’ vero quanto dicono sui nomi, i quali proverrebbero direttamente dal Presidente Mattarella?

Se n’è parlato a ‘Un giorno speciale’. Con Francesco Vergovich, Fabio Duranti e il Prof. Enrico Michetti.

“È pericolosa la strada che stanno aprendo adesso. Tu hai chiamato un comitato tecnico esterno di gente che non c’entra nulla con la pubblica amministrazione e con l’interesse pubblico, non sono competenti. Bisogna capire qual è il piano. Questa task force che arriva a quali interessi risponde?” Così si interroga ai nostri microfoni il Direttore di Gazzetta Amministrativa il Prof. Enrico Michetti.

Questione rispetto alla quale Fabio Duranti nutre molte perplessità: “Ci sono state delle voci, la Senatrice Santanchè lo ha detto ai nostri microfoni e non è la sola, che dicono il nome di Colao e degli altri del Bildeberg siano stati suggeriti dal Presidente Mattarella. Signor Presidente, non può essere stato lei. Non è possibile che abbia fatto il nome di questo signore e degli altri che fanno parte di questo club privato di interessi privati. Non ci crediamo, ma se così non è lei deve battere un colpo. Ci dia un segno. Ci faccia capire che non è quel presidente che qualcuno vuole farci credere, cioè quello che ha le mani in pasta in questa storia”.


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