Chi controlla il debito italiano? “Guarda caso 200 miliardi dei nostri BTP sono in nord Europa” ► Plateroti (Il Sole 24 Ore)

I nostri creditori sono gli stessi che ci negano gli aiuti: lo ha detto il vicedirettore del Sole 24 Ore Alessandro Plateroti a ‘Lavori in Corso’, dando un importante spunto di riflessione in materia di finanza, ma anche di lavoro e di impresa.

Le nazioni del nord Europa, tra le quali alcune avverse all’uso degli Eurobond, deterrebbero una buona parte dei Bot e dei BTP italiani, e a differenza nostra – denuncia il giornalista – hanno adottato altri modelli per far fronte alla crisi economica dovuta alla pandemia da coronavirus, come l’esempio della statalizzazione tedesca, alla base della quale c’è un fondo salva-impresa già pianificato dai falchi di Berlino.

Plateroti non si dice soddisfatto neppure dell’arretratezza italiana nelle riaperture in ambito lavorativo, ennesimo particolare in cui l’Europa si è divisa ignorando l’appello di Ursula Von der Leyen che ha chiesto un’armonizzazione nelle riaperture di tutti.
Ecco l’intervista di Stefano Molinari e Luigia Luciani.

Chi controlla il debito italiano? “Guarda caso 200 miliardi dei nostri BTP sono in nord Europa” ► Alessandro Plateroti

“Una breve parentesi sulla tracciabilità dei contagi: il garante della privacy ha perso un’occasione per stare zitto, perché quello che sta accadendo è agghiacciante. Cioè, un conto è che un magistrato ci può intercettare e tracciare dove andiamo, un conto è che mettiamo le chiavi della nostra vita in mano a un politico.

Lavoro, l’Italia rischia di ripartire dopo gli altri: perché?

Nei paesi normali succede che per chi è esposto a dei lavori che ritiene essere non sicuri per la propria salute c’è la legge.
Diversa è la minaccia che si fa qua, che non è assolutamente un atteggiamento costruttivo, non serve a nessuno e io sono per stringere e tornare al lavoro il più presto possibile. E’ stato sbagliato archiviare la formula del certificato di immunità, cioè che se sei immune avendo avuto il virus puoi certificarlo, perché questo avrebbe permesso alla gente di uscire prima.

Quando intorno a te non vedi coordinamento, né capacità di affrontare la crisi è ovvio che scatta il meccanismo del “si salvi chi può”.
Vedo una politica che ha preso totalmente il sopravvento anche sulla comunità scientifica, vedi l’esempio delle mascherine che è stato grottesco.

Qui l’impresa è diventata una coperta che si tira in base alle necessità elettorali, mezzo paese è rimasto fuori da qualunque garanzia sui rischi del coronavirus, perché per autonomi e professionisti non c’è niente e per di più si parla di fare ministri scelti tra banchieri, Draghi o anche Colao. Tutto questo perché c’è un Parlamento del tutto inespressivo, frutto di elezioni con una maggioranza che non esiste più.

L’incoerenza europea sulle riaperture

Quello che dico per l’Italia vale anche per l’Europa. I giornali italiani ci fanno poco caso, ma ieri la Presidente della Commissione Europea ha detto che nessuno si deve azzardare a riaprire per conto proprio incentivando a coordinarsi tra paesi europei.
Morale: oggi la Merkel annuncia in Germania il rientro al lavoro la prossima settimana, poi si sono aggiunte l’Austria e l’Olanda: siamo alle solite.
Qui c’è un vuoto politico, un vuoto politico al livello europeo.

In questa crisi la Germania ha già attivato un fondo di risoluzione del capitale privato, cioè lo stato parteciperà a tutti gli aumenti di capitale delle imprese tedesche: questo significa che a fine crisi trovo un pezzo d’Europa, tra Belgio Germania e le altre zone del nord, con tutte aziende di stato patrimonializzate.
Noi avremo l’Alitalia senza più soldi e che dovremo scegliere se aiutare o meno n favore delle altre imprese, perché la macchina dei soldi non l’abbiamo.

Chi controlla il debito italiano?

Se voi andate a guardare chi controlla il nostro debito, cioè Bot e BTP, per gran parte è nella BCE, il 30% è a Francoforte ma ci sono 400 miliardi di BTP che girano: 200 sono nelle nostre banche e più di 200 si trovano in (attenzione, attenzione) Germania, Francia, Olanda, Lussemburgo, Austria, che esclusa la Francia, sono quelli che non vogliono gli eurobond: i nostri creditori sono quelli che stanno fermando il nostro bisogno di altro denaro“.


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