Non c’è accordo sulle modifiche ai decreti Salvini

Il 17 febbraio a palazzo Chigi si è svolto un vertice tra rappresentanti del governo e dei partiti di maggioranza per valutare la possibilità di modificare i decreti sicurezza, ma non c’è ancora né un accordo, né una bozza di modifica, anche se diverse proposte sono state avanzate e ora il governo dovrà proporre una sintesi. Le due norme – approvate dal precedente esecutivo – saranno comunque riscritte separando il tema della sicurezza da quello dell’immigrazione: è quanto emerge al termine del tavolo a cui hanno partecipato il presidente del consiglio Giuseppe Conte, la ministra dell’interno Luciana Lamorgese e il ministro della difesa Lorenzo Guerini, i viceministri dell’interno Vito Crimi e Matteo Mauri, il sottosegretario agli esteri Manlio Di Stefano, il sottosegretario alla presidenza del consiglio Riccardo Fraccaro e i rappresentanti dei partiti di maggioranza.

A conclusione di tre ore di riunione i partecipanti hanno parlato di un “clima positivo”, anche se la discussione sembra ancora a uno stadio iniziale; nessuno ha sostenuto la necessità di abolire i decreti Salvini, ma solo quella di modificarli. I punti su cui ci sarebbe meno concordia sono le multe alle navi delle ong che compiono soccorsi nel Mediterraneo e la possibile reintroduzione di una forma di permesso umanitario, abolito dal precedente governo, mentre c’è più concordia sul ripristino del sistema pubblico di accoglienza diffusa chiamato Sprar, oggi Siproimi.

Un clima positivo
“Do un giudizio positivo” alla riunione, spiega il viceministro dell’interno Matteo Mauri del Partito democratico: “Abbiamo fatto molti passi avanti, condiviso obiettivi comuni. Interverremo sicuramente sul tema dell’integrazione, perché i decreti Salvini hanno aumentato gli irregolari. Poi dobbiamo dividere la parte legata alla sicurezza da quella sull’immigrazione”.

Per il Partito democratico era presente anche Roberta Pinotti: “Vanno riscritti questi decreti. Va ripristinata una collegialità nelle scelte che col decreto sicurezza bis era in capo solo al ministro dell’interno”. Liberi e uguali (Leu) e Italia viva hanno chiesto anche una “revisione complessiva del memorandum Italia-Libia”, ha spiegato Gennaro Migliore (Iv) aggiungendo che “si è parlato di reintrodurre il permesso umanitario, di rafforzare fortemente il sistema di integrazione e di eliminare le multe alle ong perché chi salva in mare non deve pagare una multa”.

Soddisfatto, nonostante alcune “posizioni divergenti”, Nicola Fratoianni di Liberi e uguali (Leu): “I decreti vanno modificati radicalmente, va reintrodotta la protezione umanitaria e la possibilità di iscrizione all’anagrafe, va cancellata la multa alle ong. Ora aspettiamo le proposte del governo nel merito”. Nel dettaglio, tuttavia, una convergenza ancora non c’è: “Per esempio su come reintrodurre la protezione umanitaria ci sono diverse opinioni”, spiega il presidente della commissione affari costituzionali della camera Giuseppe Brescia del Movimento 5 stelle. “Più convergenza invece è stata registrata sul ripristino dello Sprar, che i decreti Salvini hanno indebolito”. Per Brescia il Movimento cinque stelle ha sempre avuto delle posizioni diverse dalla Lega sull’immigrazione e quindi ora, con il Partito democratico, questo orientamento può emergere.

Chi ha rivendicato l’approvazione delle due norme è stato, invece, Vito Crimi del Movimento cinque stelle che ha definito i due decreti “un grande passo in avanti”: “Tornare indietro vanificherebbe i risultati ottenuti, per questa ragione ritengo che si debba affrontare questo grande tema senza assumere posizioni preconcette”. Crimi ha aggiunto, tuttavia, che “quello che può essere migliorato, perfezionato, incontrerà il nostro pieno appoggio”.

Le richieste delle associazioni e di una parte politica
Per Filippo Miraglia dell’Arci le due norme dovrebbero essere abolite e dovrebbe essere subito reintrodotto “un permesso speciale” che prenda il posto del permesso umanitario. “Quei provvedimenti erano propaganda e vanno aboliti”, afferma Miraglia. “Non c’è necessità di riformarli, non c’era nessuna emergenza nell’accoglienza, né nel diritto d’asilo che abbia giustificato la loro introduzione. In particolare bisogna reintrodurre una forma di protezione che sia in linea con il diritto d’asilo come è espresso dall’articolo 10 della costituzione”, continua. “In questo senso si sono aperti degli spiragli che sembrano positivi”.

Secondo Miraglia, l’altra grande questione riguarda il sistema di accoglienza: “Per ora i provvedimenti che sono stati presi dall’attuale governo sono peggiorativi, perché la circolare di febbraio ha permesso degli interventi che di fatto favoriscono i grandi centri, i grandi consorzi, aprendo il mercato dell’accoglienza a quelli che non hanno nessuna esperienza. Contiamo che si torni indietro in maniera radicale, rendendo lo Sprar l’unico sistema, poi si può pensare degli interventi differenziati all’interno di quel sistema”.

Per Gianfranco Schiavone dell’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) alcuni dei cambiamenti previsti sono scontati, come “il ripristino dell’iscrizione anagrafica, perché si tratta di una norma illegittima”.

Per l’esperto di accoglienza i veri nodi sono due: “Il ripristino di una forma di protezione simile alla protezione umanitaria, che non può essere fatta attraverso l’allargamento dei casi speciali”. Infatti questa soluzione lascerebbe fuori alcuni casi particolari, “come la possibilità di riconoscere la protezione umanitaria al cittadino straniero che aveva raggiunto un alto grado di integrazione in Italia. Questa misura non verrebbe comunque prevista, lanciando il messaggio che integrarsi nella società italiana non paghi”. Un altro punto critico è il ripristino del sistema di accoglienza diffuso (ex Sprar), che era un modello virtuoso e su cui si è investito per sedici anni.

Giuditta Pini, deputata del Partito democratico e prima firmataria di una legge per la revisione dei decreti sicurezza, è scettica sui risultati del tavolo governativo di riforma dei decreti: “Dalle indiscrezioni trapelate finora purtroppo non sembra che ci sia la volontà politica di smantellare i decreti sicurezza: bene il recepimento delle osservazioni del Quirinale, ma non basta. Il sistema Sprar in tutta Italia sta collassando, le multe agli operai che scioperano continuano ad arrivare e l’impossibilità di convertire i permessi umanitari in permessi di lavoro sta portando alla clandestinità e al lavoro nero migliaia di persone”. Riccardo Magi, deputato di Più Europa, è sulle stesse posizioni: “Se sarà un intervento volto esclusivamente a registrare, rimodulare, diminuire l’intensità di alcune delle misure volute da Salvini, vorrà dire che il governo e la maggioranza ne avranno mantenuto l’impianto, la ratio e, tutto sommato, ne avranno emulato la volontà politica. Li avranno, in qualche misura, fatti propri”.

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