Le donne irachene sfidano il potere 

Vestite in rosa e fucsia, in molte con rose e bandiere dell’Iraq, il 13 febbraio centinaia di donne hanno marciato in piazza Tahrir a Baghdad e in altre città per dimostrare il loro ruolo attivo nelle proteste contro la corruzione del governo. Il comitato organizzatore ha voluto lanciare la manifestazione con lo slogan “Cara patria, noi siamo le tue figlie”. In testa ai cortei sono state portate le gigantografie delle donne martiri della rivolta uccise dalle milizie nelle ultime due settimane.

Secondo le ultime stime delle Nazioni Unite (riferite alla metà dello scorso anno) l’Iraq ha 40.222.493 abitanti. L’età media è di 21 anni. Il 49 per cento sono donne, ma il loro ruolo nella vita politica è stato ristretto per la pressione dei partiti religiosi. Alcune manifestanti hanno marciato con la bocca chiusa con il nastro adesivo, a simboleggiare la mancanza di quella libertà di espressione sancita dall’articolo 38 della costituzione irachena.

Ai lati dei cortei delle donne due ali di giovani uomini proteggevano le manifestanti da qualunque tipo di molestia. Due giorni prima una ragazza era stata accoltellata proprio in piazza Tahrir, nell’ambito di una operazione volta a scoraggiare un ruolo attivo delle donne nelle proteste. Le milizie filoriraniane avevano anche lanciato una campagna mediatica nella quale erano stati diffusi dei video manipolati che mostravano delle prostitute tra le tende dei manifestanti. Anche il leader sciita Muqtada al Sadr ha criticato le manifestazioni antigovernative per la loro “promiscuità”, e dalla sua residenza nella città santa iraniana di Qom ha risposto alla mobilitazione femminile chiedendo alle donne di partecipare alla marcia del suo movimento organizzata per il giorno dopo, venerdì, dopo la preghiera.

Ma per gli organizzatori quella del 13 febbraio è stata “la prima iniziativa nella storia moderna dell’Iraq a mostrare che le donne non sono meno attive degli uomini nelle recenti proteste”.

(Traduzione di Francesco De Lellis)

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