Imparare ad amare Madonna

L’ultima volta che ho visto Madonna, è caduta per le scale. Eppure, è risalita con ancor più determinazione e ha continuato il balletto. Anche a me è capitato recentemente di cadere facendo un volo per le scale e quando ho raggiunto il fondo, mentre me ne stavo raggomitolata in posizione fetale, mandando imprecazioni contro Ant Middleton, mi è venuta in mente l’immagine di Madonna.

Mi ci è voluta l’intera serata per riprendermi e, mentre mi medicavo i lividi con un impacco di ghiaccio, varie tazze di tè, due pasticche di paracetamolo e un Valium, ho ripensato a Madonna ai Brit Awards del 2015. Pochi secondi dopo la caduta, era di nuovo sul palco: questo a conferma di quello che tutti noi sappiamo di lei, ossia che ha gli artigli. Sono il simbolo della sua forza e della sua vulnerabilità.

Sono stata a vederla al Palladium, nel centro di Londra, una situazione piuttosto intima per una superstar del suo calibro, ma è stata una sua iniziativa perché doveva recuperare: dieci date precedenti del suo ultimo tour sono state cancellate, compresa la prima di Londra. A quanto pare ha avuto un infortunio e su internet girano delle riprese dei riscaldamenti prima delle prove in cui porta dei tutori elastici alle ginocchia. Quei tutori le stanno divinamente e mi viene da chiedermi perché ancora non li indossiamo come accessorio di moda. Forse presto lo faremo.

Meraviglioso strumento
Comunque, voglio essere totalmente sincera: c’è stato un tempo, anni fa, in cui non amavo granché Madonna. A dir la verità, penso ne fossi invidiosa. Non mi offriva un modello di comportamento ovvio come quello rappresentato dalle mie eroine punk dai capelli nero corvino di fine anni settanta, e trovavo il suo fascino da bionda allo stesso tempo ammaliante e spaventoso. Negli anni ottanta ha riportato in auge il sexy e lavorare per la sua stessa etichetta a volte era davvero avvilente. Il suo stile è diventato il modello ideale per le cantanti pop, e ha relegato molte di noi nell’ombra, facendo sembrare il nostro puritanesimo indie fuori moda e, be’… puritano.

Per un po’ ho pensato anche che non mi piacesse la sua voce, ma guardando indietro ora penso che fossi solo un po’ maligna. Poi a un certo punto sono tornata in me e ho capito quale meraviglioso strumento sia, in grado di aprirsi un varco anche nel più fitto degli arrangiamenti, dominare qualsiasi dance floor e sbucare dalla tua radio, inconfondibile, trionfante e festante. Questi sono gli stati d’animo che le si addicono di più, e questo è ciò a cui mi riferivo prima quando mi sono ho parlato del suo lato duro come un punto di forza e di debolezza insieme.

Chi va a vedere Madonna non si aspetta una donna vulnerabile, o una cantautrice che si apre con il pubblico. Pur essendo una persona veramente molto aperta sotto tanti punti di vista, mantiene sempre una sorta di dignità e senso del privato da artista. Sul palco lei è Madonna, ed è un puro mix di autodeterminazione, piacere e ribellione provocatoria.

In lei c’è sempre stata una parte ribelle. Una delle parole che preferisce è “non”. E circa ogni dieci anni ci dice chiaro e tondo di non dirle cosa fare. La prima volta è stata nel 1986 con Papa don’t preach, in cui una donna sfida apertamente la società patriarcale senza lasciarsi intimorire dal sistema morale che il padre vuole imporle. Nel 2000 ha pubblicato Don’t tell me il cui testo parla chiaro: “Don’t tell me to stop” e nel 2008 eccola di nuovo a ribellarsi a chi avrebbe voluto vederla rallentare, cantando Give it 2 me: “Don’t stop me now, don’t need to catch my breathe, I can go on and on and on”. Ho riconosciuto subito questa sua indole provocatoria e ha capito che sapeva essere altrettanto potente di Patti o Poly o Siouxsie.

Al Palladium, appena è apparsa sul palco, il pubblico intero si è alzato e le ha dimostrato tutto il suo affetto durante l’intero concerto. A parte un paio di brevi momenti, non ci siamo seduti: siamo rimati in piedi, sembrava più appropriato. Certamente non serve che vi dica che lo show è stato spettacolare, e come altro sarebbe potuto essere? Immagini proiettate che incantano e colpiscono, il palco che si trasforma, continui cambi di costume di scena e i ballerini che non sbagliano un passo. E nemmeno Madonna, chiaro che non ne sbaglia uno. Scherziamo? È Madonna! E quindi nada, non ci concede molte delle sue canzoni più famose; al contrario, canta molti pezzi del nuovo album, che ovviamente non sarebbero la scelta di un fan, se mai avesse l’occasione di farla. Madonna, pur essendo una grande intrattenitrice, non è mai ruffiana con il pubblico. Penso che a motivarla sia la sua stessa necessità di provare sempre nuovo interesse. Riproporre i vecchi successi è qualcosa che potrebbe andare bene per un altro tipo di concerto, cosa che non le interessa.

Il lato vulnerabile
Invece, ci viene offerto uno spettacolo che somiglia a un musical da West End in stile art pop e mi fa tornare alla mente i film e video girati da Derek Jarman: senza alcuna paura di essere sfarzoso o pretenzioso, con la consapevolezza che il grande pop ha abbastanza forza da sostenere il peso di entrambe le caratteristiche senza crollare. Ha sempre giocato con un immaginario che ha del religioso e del militaresco, pieno di grandi e grossi simboli e capace di sfruttare una sorta di ribellione camp, seria senza diventare stucchevole.

Nella sua musica, di rado offre assaggi di dolore o tristezza, e l’impressione che dà è di essere molto più se stessa quando si oppone e lotta contro quel dolore, o lo vive ballando. Eppure al Palladium c’è stato un momento in cui ha un po’ mostrato il suo lato vulnerabile, quando ha cantato una versione davvero commovente di Frozen. All’improvviso, la scenografia è stata totalmente dominata da un’enorme immagine della figlia che prendeva tutto lo schermo, mentre Madonna era inquadrata da un riflettore al centro del palco, dando l’impressione che fosse sospesa, cullata dalla figlia che danzava. Erano l’una avvinghiata all’altra ed è stato bellissimo: un momento di rara semplicità.

Ha concluso lo show con Like a prayer e tutti abbiamo cantato come se fossimo in chiesa, da veri credenti, che poi siamo, credo. Continua a rispondere colpo su colpo a quelli che vorrebbero metterle i bastoni tra le ruote. In Future, traccia del suo ultimo album Madame X, canta: “Don’t tell me to stop me ‘cause you said so”. Il messaggio arriva forte e chiaro e ogni parte di lei proclama, di solito dritto contro le critiche che le rivolgono gli uomini, “Non dirmi cosa devo fare”.

Sono certa che da qualche parte in questo momento un dottore le starà dicendo di abbassare un po’ il tiro dei suoi spettacoli, di concedere un po’ di riposo alle ginocchia e non stressare troppo le sue articolazioni e quindi penso: “In bocca al lupo per l’impresa, dottore”. E intanto la guardo mentre, ancora una volta, fa tutto ciò che un cantante pop sa fare, ma lo fa anche camminando all’indietro e sui tacchi, e meglio.

(Traduzione di Mariachiara Benini)

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